venerdì 27 febbraio 2015

da Mario Fortunato

l'appuntamento per l'intervista con Mario Fortunato era alle tre e mezza da lui. Sono arrivata in anticipo e cinque minuti prima ho citofonato. Un magnifico palazzetto in pieno centro, tre piani di scale a piedi. Entro in casa sua, ci salutiamo, accendo la telecamera e vedo comparire una scritta inquietante: modalità immagine fissa. Provo a spegnere ed accendere (so fare solo questo con la telecamera) e non succede nulla. Tocco i tasti a caso, ma non cambia nulla. Provo a dirgli che non funziona, che devo tornare a casa a farla vedere a mio figlio, lui mi dice che deve andare dal dottore e quindi non posso tornare dopo. Mi viene l'idea di chiamare mio marito (sempre capace di risolvere a distanza i miei problemi con la tecnologia), ma proprio prima di arrivare da Fortunato il mio cellulare si era bloccato. A questo punto comincio a sudare dall'imbarazzo, non so come uscirne. Lui tira fuori il suo telefono e me lo porge. E se il marito è in riunione e non risponde e se mi manda al diavolo? Invece risponde e risponde bene: mi suggerisce di spostare la rotellina della telecamera da modalità foto a modalità ripresa e finalmente posso partire. Con Mario Fortunato, dopo le due interviste su Evelyn Waugh e Jaan Kross, abbiamo parlato del premio Strega, delle difficoltà della vita in campagna, dell'attrazione che esercita l'Isis sui giovani e della crudeltà che dilaga. Dal più totale imbarazzo a una quasi familiarità.

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