giovedì 26 febbraio 2015

La congiura


hanno tutti un finale tragico e spiazzante i tre racconti dello scrittore estone Jaan Kross raccolti sotto il titolo La congiura e pubblicati in italiano da Iperborea nella traduzione di Giorgio Pieretto. Il tono generale di questi racconti non è tragico, bensì ironico, autoironico. Il protagonista è sempre Peeter Mirk, alter ego dell’autore, studente di legge alle prese con i rovesci della Storia. Nel primo, La ferita, Peeter racconta una storia d’amore vissuta tra i diciannove e i vent’anni: Flora è la sorella di un suo compagno di studi, si amano, si lasciano senza neppure dirselo, si rincontrano e provano entrambi un grande struggimento; lei, che ha origini tedesche, sta per rimpatriare in Germania in piena tempesta nazista, lui vorrebbe fermarla e alla fine ci riesce ma in modo opposto a come avrebbe desiderato. Anche negli altri due racconti Peeter ha nobili impulsi e  comportamenti vili. Sono due storie di prigionia (l’autore ha subito la repressione tedesca e poi quella sovietica) in cui si mettono in luce da un lato la dinamica tra i reclusi, il misto di paure, invidie e complicità che si scatenano dentro una cella affollata, e dall’altro i pensieri di un prigioniero lasciato in solitudine. Ci riveliamo sempre peggio di come dovremmo essere, questo sembra dire nella sua malinconica  e lucidissima prosa Jaan Kross.

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