mercoledì 4 febbraio 2015

La Mappa

avevamo lasciato Vittorio Giacopini alla fine del Secolo dei Lumi con le vicende di Cagliostro e del suo inquisitore. Nel suo nuovo libro La Mappa, appena uscito dal Saggiatore, Giacopini sceglie di incarnarsi nel cartografo Serge Victor al seguito di Napoleone. Non un semplice cartografo: un visionario e poi anche uno spione, un saltimbanco, un amante appassionato, un venditore d’almanacchi, un soldato e infine un reduce ferito nel corpo e nell’animo. Sullo sfondo, ma anche in primo piano, le alterne fortune del “tracagnotto corso”, “smanioso tiranno e sognatore”. In questo libro la ricerca linguistica, sempre spinta nella narrativa di Vittorio Giacopini, si fa più spericolata: è tutt’un impasto di alto e basso, antico e nuovo. Parallelamente al lavoro sulla lingua si sviluppa il lavoro sulla narrazione: ed ecco avventurose descrizioni di celebri battaglie come quella di Marengo. Ma a dominare, come sempre, è il senso di fallimento: fallimento di ideali individuali e collettivi, dell’idea di cambiare il mondo, di “unificare in un’unica carta, perfetta e sola” vecchie divisioni, attestati di conflitti pregressi. Cercare l’assoluto e finire a cartografare la stanza in cui si giace: questa la Waterloo di Victor, tappa della Waterloo esistenziale raccontata da Giacopini di romanzo in romanzo. 

1 commento:

Anonimo ha detto...

voglio una narrativa spericolata, voglio una narrativa come giacopin