venerdì 20 febbraio 2015

Le radici del mare

"Le barche bianche dei pescatori erano l’immagine stessa dei nostri sogni: quando uscivano facendo voti davanti all’alba e quando al tramonto tornavano sazie oppure meste tranciando l’acqua di metallo azzurro" in Le radici del mare, Leonardo Guzzo, al suo esordio narrativo per Pequod ha la felice idea di costruire una serie di racconti intorno all’universo marino, generatore di infinite metafore sull’esistenza umana. Spostandosi tra varie latitudini e uomini di mare diversi, dal pescatore irlandese che va a caccia di mostri al nobile spagnolo ridotto al ruolo di rematore monco dopo la battaglia di Lepanto, dal nostromo che naviga sul fiume africano al farista che salva un capodoglio, Guzzo descrive un’umanità inquieta alla caccia di un ideale pronto a mutarsi nel suo spaventoso rovescio. La lingua si piega al tentativo di rendere le sensazioni: l’odore il colore il sapore del mare contano come le straordinarie visioni che questo fornisce. Un esordio prezioso con due difetti: la tendenza all’astrazione (non a caso le storie più belle sono quelle con personaggi più definiti e ascendenze letterarie meno esplicite) e un curioso abuso di puntini di sospensione nell'intenso racconto che dà il titolo alla raccolta ("ci eravamo innamorati di quel nome molto tempo prima…", "ci guardammo perplessi e pensammo a uno scherzo…", "Il potere contagioso della noncuranza…", "adesso riportava la sua magra fortuna…": quanto ci avrebbero guadagnato queste frasi a venir chiuse da un bel punto fermo?).

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ma come fai a leggere tutti questi libri?