mercoledì 18 febbraio 2015

L'Oriana

metti un regista bravo, Marco Turco, capace di fare un grande lavoro nella miniserie su Basaglia; due sceneggiatori di fama come Rulli e Petraglia; una casa di produzione valida, la Fandango; un personaggio forte e controverso come Oriana Fallaci: come minimo ti aspetti un prodotto di qualità. E invece L’Oriana in due puntate andata in onda su rai uno lunedì e martedì mi è parsa agiografica e didascalica (e a tratti anche un po’ ridicola). Non mi è piaciuta la parrucca grigia sulla testa di Vittoria Puccini e non mi è piaciuta Vittoria Puccini alle prese con un personaggio aspro totalmente lontano dalle sue corde; non mi è piaciuta una delle scene iniziali in cui l’Oriana ragazzina con le trecce prende appunti su un taccuino di fronte a dei partigiani impiccati (ecco l’eccesso didascalico di cui sopra); non mi è piaciuta la scena in cui l’Oriana adulta affronta un signore indiano che sta per sposarsi e gli dice che non deve ripudiare sua moglie se non gli darà dei figli (il tipo avrebbe avuto il diritto di farla internare). Troppo vasto l’arco temporale (non era meglio concentrarsi su un aspetto della sua vita?), troppo mite Vinicio Marchionni nell’interpretazione dell’eroe greco Panagoulis descritto da Oriana nel suo romanzone Un uomo. Una fiction che ci consegna un ritrattino sbiadito (e per una volta c’erano anche i mezzi, sono andati a girare fino in Vietnam) senza mai sfiorare né lo spirito della giornalista né quello dell’epoca in cui ha vissuto.

Io di Oriana Fallaci ricordo soprattutto Lettera a un bambino mai nato, letto tutto in una sera a sedici anni a casa di una famiglia a cui facevo da babysitter e l'impressione enorme che mi fece. Poi ebbi in regalo a un compleanno Un uomo, ma ero più grande e tutto quell'amore e tutte quelle torture mi lasciarono più fredda.  

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