mercoledì 18 febbraio 2015

Ritorno a Brideshead

Evelyn Waugh era fino a ieri un grande buco nella mia cultura narrativa; pur amando incondizionatamente la letteratura inglese questo autore non l’avevo mai incontrato. Approfittando della pubblicazione presso Bompiani del suo romanzo Ritorno a Brideshead (traduzione di Ottavio Fatica, introduzione di Mario Fortunato), ho cominciato a colmare la lacuna. Ritorno, uscito nel 1945, è un grande romanzo, che ha influenzato tanti libri successivi con al centro famiglie ricche e perverse con ascendenze nobiliari (mi sono subito venuti in mente due esempi, I Melrose di Saint Aubyn e Il cardellino di Tartt). Il protagonista e io narrante è Charlie Ryder, che si ritrova durante la guerra come capitano del suo battaglione a Brideshead, la villa dove ha passato momenti molto intensi della sua vita. Per Charlie Brideshead vuol dire la famiglia di Sebastian e di Julia: due fratelli di cui è stato innamorato da giovane. Sebastian l’ha conosciuto a Oxford: hanno condiviso i primi anni universitari e le prime folli bevute che emancipano Charlie da un’infanzia infelice e sottomessa (“Mi pare che diventassi ogni giorno più giovane con ogni abitudine da adulto che acquistavo”); Julia balza in primo piano più tardi, quando sono entrambi infelicemente sposati, e si ritrovano per caso sulla nave che li riporta dall’America all’Inghilterra. Per Charlie, orfano di madre e con un padre orribile (quando il ragazzo va al college il genitore gli dà un unico consiglio relativo all’uso del cilindro, quando torna a casa per l’estate senza un soldo lo invita a rivolgersi agli strozzini), i Flyte e la loro dimora rappresentano un mondo dorato, anche se ne individua subito tutte le contraddizioni. Di fronte all’alcolismo che divora Sebastian, la cattolicissima madre istaura in casa un regime falsamente protettivo e alla fine sceglie la soluzione di mandarlo all’estero per non averlo sotto gli occhi; Julia, che vuole sposarsi giovane e scappare dalla famiglia, incappa in Rex, un arrampicatore sociale canadese; il figlio maggiore è una specie di sepolcro imbiancato (e finirà preda di una vedova con tre figli che lo conquisterà con i piaceri della carne); la figlia minore, Cordelia, è un piccolo elfo che osserva tutto e assorbe tutti i contrasti. Oltre alla satira dell’aristocrazia britannica, l’altro tema portante del libro è la religione cattolica e i condizionamenti che è in grado di mettere in opera; molti dei personaggi ne sono travolti. Sono pronta per Tutti i racconti di Waugh.

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