mercoledì 25 febbraio 2015

Via Ripetta 55

“Nessuno si pensava da solo”: raccontando la sua vita tra il 1968 e il 1977, in Via Ripetta 155 (Giunti), Clara Sereni insiste sulla dimensione del “noi”: “la nostalgia è sempre soltanto per quel ‘noi’, spentosi via via e divenuto ora isolamento, ognun per sé e nessun Dio per tutti”. Il piccolo e disastrato appartamento al centro di Roma in cui Clara va a vivere a ventidue anni diventa polo di attrazione per i suoi amici, è “la casa di tutto il gruppo”. Il  libro ricostruisce in dettaglio il clima dell’epoca: tanta musica popolare (“cantavo, con un piacere del corpo che ancora mi manca”), tanto cinema (“un numero stratosferico di film”), tanta politica (“nessuno ci avrebbe regalato niente senza una lotta di tutti”), tanta distanza dai propri genitori  (“mio padre usava con me cultura e politica come muraglia e arma contundente”), tanto desiderio di indipendenza (“fra il lavoro per mangiare e quello per la casa, la sera crollavo”), tanta capacità di adattamento (“non mi importava del freddo, non mi importava della fame”), tanto sesso un po’ casuale (“tutti andavamo a letto con tutti, cercando affetto o amore o un antidoto alla solitudine o forse una briciola di potere”).  E le donne? Qual era il loro ruolo negli anni in cui si voleva cambiare il mondo? La Clara di oggi si sofferma a lungo su questo aspetto: descrive con ironia se stessa alle prese con un’anatra da spennare; con il padre e la sorella da accudire al posto della madre per un’emergenza di salute (e in quel periodo succede di tutto; dall’otite e varicella della ragazzina alla rottura dei vari elettrodomestici); con altre ragazze impegnata nel ruolo di “angelo del ciclostile”; e ,a proposito del suo impegno come dattilografa, nota, “il mio lavoro non aveva niente a che spartire con la mia vita, la coppia, il gruppo: serviva solo per tirare avanti, cosa di cui non era elegante parlare, il lavoro vero, non per soldi ma per valore, era quello di Stefano”. C’è un progressivo incupimento dell’atmosfera nel libro: si passa dalle grandi speranze del ’68 alle manifestazioni che finiscono in pestaggi nel  ’77. In quell’anno la casa in via Ripetta si chiude, Clara si trasferisce altrove con il suo compagno; loro non lo sanno ma è un’epoca che si sta chiudendo. Una storia personale raccontata senza falsi pudori che è anche un prezioso contributo alla memoria collettiva di questo paese. 

Nessun commento: