martedì 31 marzo 2015

Nel mondo a venire


è un libro iperletterario Nel mondo a venire, secondo romanzo dell’americano Ben Lerner pubblicato da Sellerio nella traduzione di Martina Testa: ogni frase appare lungamente cesellata, ogni sensazione dell’io narrante scomposta in minuscoli frammenti e ricomposta di fronte al lettore. Tanti gli autori di riferimento: da Cervantes a Foster Wallace, da Sterne a Roth. Le prime pagine mi hanno entusiasmato per la loro nettezza, ma andando avanti mi sono resa conto che, di questo trentenne che si aggira per New York tra preoccupazioni per la propria aorta difettosa, desiderio e disagio nell’offrire il suo seme alla migliore amica che gliel’ha richiesto, difficoltà a passare il tempo con un ragazzino sveglio e agitato, propositi di libri da scrivere, cene mondane, scarti di arte moderna, volontariato in un supermercato chic e minacce climatiche, mi interessava meno di zero. Devo ricordarmi di diffidare dai romanzi con dentro le foto.

lunedì 30 marzo 2015

disdette

ci sono giornate fortunate e giornate sfortunate. Stamattina mi sono svegliata con fatica, sono andata a piedi al montaggio e ho aspettato mezz'ora il montatore perso nel traffico di Roma causato dallo sciopero dei mezzi. Il materiale arrivato da Alba ci ha fatto penare: ancora non sappiamo come arriveremo ai venticinque minuti richiesti per la puntata. Arrivata a casa ho scoperto che la pianta che avevo regalato al marito per il suo compleanno, da una settimana molto mogia, era finita nella spazzatura per iniziativa della solerte Julia (mentre la signora del negozio da cui ero passata oggi mi aveva consigliato di metterla a bagno nella vasca e di tenercela perché si riprendesse). In giorni così mi butterei nella spazzatura anch'io.

domenica 29 marzo 2015

Vergine giurata


non fa niente per tirare lo spettatore dentro il film la regista Laura Bispuri. Mette in scena una Alba Rohrwacher insaccata in vesti maschili, la fa parlare albanese, la manda a casa di Lila, una donna che non è per nulla felice di vederla. Descrive per lunghi flash back il passato delle due, che in Albania hanno diviso lo stesso tetto e un’infanzia tra monti aspri e pastori dai costumi arcaici e punitivi. Per evitare il matrimonio combinato, Lila è fuggita di casa e non ha più visto i suoi genitori; Hana, legatissima a quei due che l’hanno presa in casa alla morte dei suoi, è rimasta con loro, ma si è fatta “vergine giurata”, ha rinunciato alla sua femminilità godendo così dello status di uomo. Anni dopo, Hana che per tutti è Mark, non ne può più di capre, neve e pastori e bussa alla porta di Lila. Vergine giurata racconta attraverso la bravura interpretativa della Rohrwacher il risvegliarsi di un corpo di donna mortificato da anni di finzione. A far uscire Hana dal bozzolo in cui si è nascosta contribuiscono la figlia adolescente di Lila, appassionata di nuoto sincronizzata, prima ostile, poi amichevole nei confronti dello strano visitatore, e un bagnino assetato di sesso che non si fossilizza sull’identità di genere. Bello il finale. Ci ho messo un po’ ad appassionarmi, ma alla fine la metamorfosi di Hana mi è parso di viverla sulla mia pelle.

se fossi andata ad Alba

se fossi andata ad Alba avrei visto i luoghi di Fenoglio, se fossi andata ad Alba mi sarei stressata a mille dovendo girare una puntata tutta da sola, se fossi andata ad Alba mi sarei persa una serata con le mie sorelle: le critico sempre, ma sono legatissima a tutt'e due, e ieri sera ho passato una serata spensierata con loro che non mi ha fatto rimpiangere Alba (e le Langhe posso vederle anche senza rai e senza stress)

venerdì 27 marzo 2015

ben accompagnato

oggi papà si è fatto la seconda operazione di cataratta. Alle sette di mattina in clinica con lui c'erano Virginia e le mie due sorelle, più il suo oculista di fiducia che affiancava il chirurgo. Io sono andata in palestra e poi al montaggio: non mi sembrava utile stringermi a loro in sala d'aspetto, anche se un po' di tensione ce l'avevo perché gli avevano detto che aveva aspettato troppo e la cornea si era ispessita. È andato tutto bene e nel pomeriggio ci siamo ritrovati a casa sua a festeggiare con una pastiera un po' meno napoletana di quella dell'altra volta, ma comunque piacevole. Maddalena riparte domenica, Isabella sabato prossimo; una cerca di condensare nella sua breve incursione romana un saluto a tutti i parenti, l'altra è alla caccia delle amiche di mia madre a cui vuole mostrare la figlia; una non rinuncia al buon cibo, l'altra è a dieta perenne. Stasera papà mi pareva più affaticato dalle visite ricevute che dall'operazione.

giovedì 26 marzo 2015

l'oasi del montaggio

dopo un mese di sbattimento, in cui la sera tornavo a casa morta di stanchezza e avevo ancora gli scrittori della Resistenza da rileggere e i brani di Dante da ricercare, ieri mi sono beccata un cazziatone perché la copia della Divina Commedia che avevamo portato in giro era mal ridotta, sembrava data in pasto ai cani. Ed era proprio così, il povero libro portava i segni delle tante mani irriguardose per cui era passato, delle borse in cui era stato infilato, ma era inevitabile che così fosse; quel libro, caro a chi ce l'aveva dato, avrebbe dovuto restare su uno scaffale, non venir usato come copia di servizio per una trasmissione televisiva. Da oggi sono al montaggio, lontana dal fai questo fai quello, perché hai fatto così, perché mangi presto, perché arrivi presto, perché esci presto. Il montaggio è vicino casa, la stanza è grande e luminosa, il montatore un ragazzino molto bravo e molto volenteroso. Io cerco di mettere in fila i contenuti, lui crea la forma. Le prossime settimane dovrebbero essere la mia oasi (poi smonteranno quello che noi avremo montato, ma finché smonto e rimonto non devo andare in Dear). E da stasera torno a leggere quello che mi pare.

martedì 24 marzo 2015

perché non sarò mai una regista

in tempi di risparmio come questi non si guarda per il sottile e in rai c'è chi vorrebbe interpretare alla lettera la mia qualifica di programmista-regista mandandomi a dirigere gli operatori per riprese di una qualche complessità. Oggi ho toccato con mano quanto il mestiere di regista mi sia alieno e non solo perché non ho le competenze tecniche per farlo. Eravamo con Sandro nello studio di Franco Mandelli, il grande ematologo che ci doveva leggere la descrizione dell'antica Firenze fatta da Cacciaguida a Dante. Il professore ha sfoderato una pazienza incredibile nei nostri confronti: ha lasciato che l'ordine dei suoi scaffali venisse rivoluzionato, ha aspettato che si trovasse la giusta angolazione delle luci, si è prestato a letture di faccia, di profilo, a distanza ravvicinata. Io soffrivo per lui: mi dispiaceva fargli perdere tanto tempo e sentivo la sua voce farsi più fioca per lo sforzo. Sandro, invece da buon regista, pensava solo al risultato: un'altra, prego, un'altra ancora. Quando siamo usciti da lì (Mandelli è stato così gentile da regalare a ognuno di noi una copia del suo libro autografata), Sandro mi ha sgridato: e smettila di chiedere scusa, se ti fermi troppo presto non fai un buon servizio alla persona che stai riprendendo. Del regista mi manca tutto, soprattutto la voglia di imporre qualcosa agli altri.

isabella-margherita

sono atterrate ieri a Fiumicino da Indianapolis mia sorella Isabella e mia nipote Margherita. Staranno in Italia quasi due settimane e la grande ottimizzatrice che è mia sorella è riuscita a combinare insieme la seconda operazione di cataratta del padre, il rinnovo del visto per gli Stati Uniti e la vacanza da scuola della figlia. Ieri, nonostante il fuso orario e il lungo viaggio, hanno trovato l’energia per fare un tour di Roma a piedi culminato in una salita panoramica sul Vittoriano.  Alle sette di sera papà, che le aveva seguite nel tour, era un uomo sfatto;  li ho invitati a cena e poi accompagnati a Flaminio a riprendere la macchina. Margherita che ha quasi quattordici anni è diventata alta e sottile sottile. Non è cambiata però la sua prossimità alla mamma. Hanno un modo di stare insieme che colpisce chi le guarda. Più che Isabella e Margherita sembrano isabella-margherita: due teste, quattro gambe, uno stesso sentire. 

la finestra sul muro


lunedì 23 marzo 2015

nello studio di Ferroni

quando mi sono iscritta a Lettere alla Sapienza Giulio Ferroni insegnava letteratura italiana. Scelsi un altro professore, e non mi capitò più di incrociarlo. Ora che lui è in pensione lo abbiamo raggiunto nel suo studio per la puntata su Cassola e la Resistenza. Mentre gli operatori montavano il set, abbiamo scambiato due chiacchiere su Cassola, sul clima pesante degli anni sessanta in cui si poteva venir tacciati di "lesa Resistenza" se solo si raccontava la violenza e la mancanza di pietà di cui davano prova talvolta i partigiani. Siamo finiti a commentare libri recenti, trovando una piena sintonia di giudizio. Nell'intervista Ferroni è stato chiaro, brillante, esaustivo. Se tornassi indietro nel tempo, seguirei i suoi corsi universitari.

domenica 22 marzo 2015

Fin qui tutto bene


I primi della lista di Roan Johnson mi era piaciuto; Fin qui tutto bene, il suo secondo film mi è piaciuto anche di più. Johnson è bravissimo a mescolare l’amarezza di una generazione che, dopo aver studiato, va incontro alla massima incertezza alla voglia di cogliere gli aspetti paradossali del reale, di farsi una risata senza pensare al domani. I suoi cinque protagonisti sono colti nel momento in cui stanno per lasciare l’appartamento in cui hanno convissuto a Pisa. C’è un senso di smantellamento, di abbandono e insieme la voglia di scatenarsi, di dirsi quello che non si è ancora detto e di fare quello che non si è ancora fatto. Vincenzo è l’unico che sa cosa farà dopo l’estate: l’hanno chiamato dall’Islanda, lo aspetta un posto di professore associato in vulcanologia. Francesca, la sua ragazza però non ha intenzione di seguirlo, resta aggrappata al  sogno di diventare attrice, come Cioni, come Andrea. Ilaria è disperata all’idea di tornare a Frosinone a lavorare con il padre e non sa come dire ai genitori che aspetta un bambino ma il padre non c’è (e il collegamento skype in cui dà la notizia è uno dei momenti più divertenti del film). Una sceneggiatura ben scritta, cinque interpreti convincenti, un tema di fondo molto sentito e un finale all'altezza del racconto: cosa chiedere di più?

dentro la Casa Madre dei mutilati


di fronte alle nostre finestre, tra il Palazzaccio e Castel Sant’Angelo, c’è un edificio in mattoni di tufo. Sul portone c’è scritto Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra. Di solito il palazzo è chiuso; oggi, in occasione delle giornate del Fai, si poteva visitare. Dopo pranzo sono scesa con padre e marito e ci siamo messi in fila per la visita guidata. Una signora anzianotta e piena di entusiasmo ci ha illustrato i particolari della costruzione dell’architetto Marcello Piacentini. Un bellissimo soffitto a volta, una cappella, maestose sale riunioni, tarsie di legno, teste di marmo, due affreschi di Mario Sironi (il duce e il re entrambi a cavallo su due pareti opposte), il porticato con i dipinti di Santagata (soldati, battaglie italiane e conquiste africane); nonostante la festosità dell’evento e l’aria pacifica dei visitatori si respirava un’aria cupa, minacciosa. È un luogo fascistissimo che inneggia potentemente alla guerra. L’aspetto esterno è più rassicurante di quello interno.

venerdì 20 marzo 2015

l'energia di Montaldo

con Laura sono andata a casa del regista Giuliano Montaldo a registrare la sua lettura dantesca di "Donna m'apparve". E' stata una festa. Montaldo è un ottantenne pieno di humour che mette un sacco di energia in quello che fa. Ha accettato la nostra proposta dal Purgatorio ma avrebbe preferito recitarci il Minosse dell'Inferno che sapeva a memoria; si è prestato a più versioni senza spazientirsi per la lunga preparazione del set. Quando abbiamo finito ci ha portate in visita guidata alla sua casa: la parete dei riconoscimenti (statuette a non finire), il bagno dei ragazzi decorato in alto con le locandine dei suoi film, il suo bagno pieno di luce e di colori, la sua camera da letto con una strana collezione di scatoline di ogni tipo, lo scaffale con le telecamerine d'argento e poi quadri dappertutto...Uscendo abbiamo incontrato la moglie che è tanto bassina quanto lui è altissimo. La signora ci ha chiesto, com'è andato, ha gigioneggiato? L'abbiamo rassicurata, è andato molto bene e sì, ha gigioneggiato.

giovedì 19 marzo 2015

Suite Francese


ce la siamo cercate io e Giulia: avendo entrambe molto amato il romanzo di Irène Némirovsky Suite francese, non dovevamo andare a vedere il film che ne è stato tratto da Saul Dibb, che sin dal cartellone non prometteva bene. Non un tradimento, ma un’illustrazione un po’ piatta con interpreti non all’altezza (lei, Michelle Williams ha un’irritante naso all’insù; lui, Matthias Schoenaerts ,è solo un po’ insulso e con un orribile taglio di capelli). Ricorrere alla voce fuori campo per illustrare i sentimenti dei protagonisti in un film ispirato ad un libro equivale ad alzare le mani, arrendersi, rinunciare alla reinvenzione cinematografica. Eppure la storia della giovane francese che, sotto gli occhi di una suocera ostile, s’innamora ricambiata del gentile ufficiale tedesco che s’istalla sotto il loro tetto mentre il marito è al fronte era così piena di ambiguità e suggestioni che bastava coglierne alcune…