domenica 1 marzo 2015

Come donna innamorata


chi era davvero Dante Alighieri? Com’era considerato in famiglia? Quali erano i suoi rapporti con Bice-Beatrice, la donna celebrata dalla sua poesia, e con Gemma, sua moglie, la madre dei suoi figli? E la sua travagliata amicizia con Guido Cavalcanti? Come visse l’impegno in politica, l’incarico di priore, l’esilio? In Come donna innamorata (Guanda), il dantista Marco Santagata si spoglia delle vesti di studioso per rivestire quelle di romanziere (o forse le indossa entrambe, tentando di armonizzarle al meglio). Il Dante di Santagata è un uomo ambizioso e determinato: sin da ragazzo è animato dal desiderio di studiare; non si lascia scoraggiare dal padre usuraio che vorrebbe farne un contabile, dalla fama di stravagante che lo accompagna e dalle crisi epilettiche di cui soffre. Ha un grande maestro in Brunetto Latini, un grande amico (per un certo periodo della sua vita) in Guido Cavalcanti, un grande appoggio in sua moglie Gemma (che non sa leggere ma lo incoraggia a scrivere). Santagata ci presenta Dante la prima volta nel 1290, l’anno della morte di Bice. Il poeta va ad omaggiare la salma, ripensa agli incontri che ha avuto con la sorella del suo amico Manetto (sporadici ma per lui molto significativi) e alla fine concepisce l’idea della Vita Nova. Il rapporto con Cavalcanti è molto travagliato: il poeta più grande di lui di dieci anni definisce i versi di Dante “favolette da preti”; lo insulta quando si dà alla politica; rifiuta di incontrarlo per discutere del proprio esilio; solo in sogno tra i due ex amici avverrà la conciliazione. La conclusione del libro ci mostra un Dante, finalmente pacificato, alle prese con la stesura del Paradiso. Come è difficile restituire una dimensione umana a un gigante della letteratura.

Nessun commento: