domenica 22 marzo 2015

dentro la Casa Madre dei mutilati


di fronte alle nostre finestre, tra il Palazzaccio e Castel Sant’Angelo, c’è un edificio in mattoni di tufo. Sul portone c’è scritto Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra. Di solito il palazzo è chiuso; oggi, in occasione delle giornate del Fai, si poteva visitare. Dopo pranzo sono scesa con padre e marito e ci siamo messi in fila per la visita guidata. Una signora anzianotta e piena di entusiasmo ci ha illustrato i particolari della costruzione dell’architetto Marcello Piacentini. Un bellissimo soffitto a volta, una cappella, maestose sale riunioni, tarsie di legno, teste di marmo, due affreschi di Mario Sironi (il duce e il re entrambi a cavallo su due pareti opposte), il porticato con i dipinti di Santagata (soldati, battaglie italiane e conquiste africane); nonostante la festosità dell’evento e l’aria pacifica dei visitatori si respirava un’aria cupa, minacciosa. È un luogo fascistissimo che inneggia potentemente alla guerra. L’aspetto esterno è più rassicurante di quello interno.

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