domenica 15 marzo 2015

Fausto e Anna

a causa di questo romanzo, Carlo Cassola fu accusato di aver diffamato la Resistenza. In realtà se c’è qualcuno a essere diffamato nel libro questo è il protagonista, Fausto, in cui Cassola riversa moltissimo di sé: è un giovane appassionato di libri, che si laurea in legge e fa il professore al liceo; è di Roma; diventa partigiano in Toscana senza molta convinzione; si comporta malissimo con Anna, la ragazza che ama; detesta la violenza della lotta antifascista, ma non riesce a impedire le esecuzioni sommarie che avvengono sotto i suoi occhi. Pubblicato la prima volta nel 1952, Fausto e Anna si legge ancora con grande interesse: il modo in cui lo scrittore mette in luce il velleitarismo di Fausto è più che mai attuale. L’estate in cui Fausto conosce Anna, una sedicenne di campagna, è uno studente indeciso tra medicina e legge, con ambizioni artistiche. I due si piacciono, si frequentano, provano a fare i fidanzati a distanza; la cosa finisce perché Fausto è irrazionalmente geloso e perseguita Anna con lettere offensive. Si rivedono diversi anni dopo per caso: Fausto è partigiano e porta da una zia di Anna un compagno ferito. Lei nel frattempo ha sposato Miro e ha una bambina di due anni e mezzo; in cuor suo non ha smesso di pensare a Fausto e come da ragazza non si nega ai suoi baci. Non finirà bene tra loro, ma neppure in tragedia (Fausto non è all’altezza di questo genere, è più un inetto, nonostante tutte le sue aspirazioni). Scrive in modo piano Cassola: frasi brevi, paratattiche. Evoca un mondo, quello dell’Italia pre e post fascista divisa per bande, e un carattere, quello dell’intellettuale tutto proclami e niente fatti: non è cambiato nulla da allora.

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