domenica 22 marzo 2015

Fin qui tutto bene


I primi della lista di Roan Johnson mi era piaciuto; Fin qui tutto bene, il suo secondo film mi è piaciuto anche di più. Johnson è bravissimo a mescolare l’amarezza di una generazione che, dopo aver studiato, va incontro alla massima incertezza alla voglia di cogliere gli aspetti paradossali del reale, di farsi una risata senza pensare al domani. I suoi cinque protagonisti sono colti nel momento in cui stanno per lasciare l’appartamento in cui hanno convissuto a Pisa. C’è un senso di smantellamento, di abbandono e insieme la voglia di scatenarsi, di dirsi quello che non si è ancora detto e di fare quello che non si è ancora fatto. Vincenzo è l’unico che sa cosa farà dopo l’estate: l’hanno chiamato dall’Islanda, lo aspetta un posto di professore associato in vulcanologia. Francesca, la sua ragazza però non ha intenzione di seguirlo, resta aggrappata al  sogno di diventare attrice, come Cioni, come Andrea. Ilaria è disperata all’idea di tornare a Frosinone a lavorare con il padre e non sa come dire ai genitori che aspetta un bambino ma il padre non c’è (e il collegamento skype in cui dà la notizia è uno dei momenti più divertenti del film). Una sceneggiatura ben scritta, cinque interpreti convincenti, un tema di fondo molto sentito e un finale all'altezza del racconto: cosa chiedere di più?

Nessun commento: