mercoledì 18 marzo 2015

la fila e i luoghi comuni

sei già di cattivo umore perché giunta al secondo giorno di colloqui scolastici che si sommano agli impegni lavorativi, quando, nell'ora che precede l'apertura della porta, ti ritrovi accanto il padre di un ex compagno delle medie di tuo figlio, un tipo che alle feste di compleanno in campagna non stava zitto un minuto. Lui è molto contento di vederti perché avrebbe attaccato bottone comunque; incontrarti gli offre lo spunto iniziale. Comincia rimpiangendo i bei tempi delle feste dei bambini e passa presto a lamentarsi della gioventù debosciata di oggi (non sanno cos'è il lavoro, la fatica, conoscono solo i videogiochi). Cerca l'approvazione del suo pubblico (si sta stretti stretti nell'androne del liceo), ma tutti guardano in aria o al massimo ti lanciano di nascosto occhiate di commiserazione. Lui imperterrito prosegue, spaziando dal figlio che ogni anno viene rimandato in matematica e gli costa un occhio della testa in ripetizioni, alla signora morta mentre andava in moto dietro al marito in un giorno di pioggia (due giorni prima di Natale, e avevano anche prenotato un viaggio in Inghilterra), al viaggio a New York con il figlio che faceva da interprete, anche se l'inglese parlato lì era diverso da quello che s'impara a scuola. Io mi limitavo a ondeggiare la testa, senza poter controllare la mia espressione scorata; lui ha smesso di parlare solo quando abbiamo affrontato le scale.

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