martedì 24 marzo 2015

perché non sarò mai una regista

in tempi di risparmio come questi non si guarda per il sottile e in rai c'è chi vorrebbe interpretare alla lettera la mia qualifica di programmista-regista mandandomi a dirigere gli operatori per riprese di una qualche complessità. Oggi ho toccato con mano quanto il mestiere di regista mi sia alieno e non solo perché non ho le competenze tecniche per farlo. Eravamo con Sandro nello studio di Franco Mandelli, il grande ematologo che ci doveva leggere la descrizione dell'antica Firenze fatta da Cacciaguida a Dante. Il professore ha sfoderato una pazienza incredibile nei nostri confronti: ha lasciato che l'ordine dei suoi scaffali venisse rivoluzionato, ha aspettato che si trovasse la giusta angolazione delle luci, si è prestato a letture di faccia, di profilo, a distanza ravvicinata. Io soffrivo per lui: mi dispiaceva fargli perdere tanto tempo e sentivo la sua voce farsi più fioca per lo sforzo. Sandro, invece da buon regista, pensava solo al risultato: un'altra, prego, un'altra ancora. Quando siamo usciti da lì (Mandelli è stato così gentile da regalare a ognuno di noi una copia del suo libro autografata), Sandro mi ha sgridato: e smettila di chiedere scusa, se ti fermi troppo presto non fai un buon servizio alla persona che stai riprendendo. Del regista mi manca tutto, soprattutto la voglia di imporre qualcosa agli altri.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Tanto lo so che stamane davanti allo specchio canticchiavi non sono una regista sul l'aria di non sono una signora della bertè