domenica 29 marzo 2015

Vergine giurata


non fa niente per tirare lo spettatore dentro il film la regista Laura Bispuri. Mette in scena una Alba Rohrwacher insaccata in vesti maschili, la fa parlare albanese, la manda a casa di Lila, una donna che non è per nulla felice di vederla. Descrive per lunghi flash back il passato delle due, che in Albania hanno diviso lo stesso tetto e un’infanzia tra monti aspri e pastori dai costumi arcaici e punitivi. Per evitare il matrimonio combinato, Lila è fuggita di casa e non ha più visto i suoi genitori; Hana, legatissima a quei due che l’hanno presa in casa alla morte dei suoi, è rimasta con loro, ma si è fatta “vergine giurata”, ha rinunciato alla sua femminilità godendo così dello status di uomo. Anni dopo, Hana che per tutti è Mark, non ne può più di capre, neve e pastori e bussa alla porta di Lila. Vergine giurata racconta attraverso la bravura interpretativa della Rohrwacher il risvegliarsi di un corpo di donna mortificato da anni di finzione. A far uscire Hana dal bozzolo in cui si è nascosta contribuiscono la figlia adolescente di Lila, appassionata di nuoto sincronizzata, prima ostile, poi amichevole nei confronti dello strano visitatore, e un bagnino assetato di sesso che non si fossilizza sull’identità di genere. Bello il finale. Ci ho messo un po’ ad appassionarmi, ma alla fine la metamorfosi di Hana mi è parso di viverla sulla mia pelle.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Niente Alba ma molta Albanelfine settimana di Donna Jo che riflette sul l'alba di una nuova settimana