sabato 4 aprile 2015

Aspettando buone notizie


sono pazza di Kate Atkinson. Ci sono quelli che diventano scrittori perché vogliono diventarlo, perché leggono molto, e s’impegnano molto; altri che hanno un dono innato e sfornano storie e personaggi come un bravo fornaio sforna il pane. Atkinson appartiene a questa seconda categoria. Aspettando buone notizie (traduzione di Ada Arduini, Marsilio) è un romanzo del 2008; ho scoperto che fa parte della serie dell’investigatore privato Jackson Brodie, divenuta anche una serie tv prodotta dalla BBC. Una delle cose sorprendenti di questo libro è che Brodie non è affatto al centro della narrazione, anzi, non conoscendolo, quando è apparso in scena, ho pensato che si trattasse di un maniaco (va davanti a una scuola e attira a sé un bambino, riuscendo a ingannare le vigili mamme che lo circondano; viene fuori che crede che il bambino sia suo figlio e vorrebbe fare un esame del Dna dal capello che gli ha tirato). La magia di Atkinson consiste nel creare e mantenere tensione in tutto il racconto; le disgrazie che accadono (e sono molte, una più spaventosa dell’altra) provengono sempre da direzioni inaspettate: tu pensi che stia per succedere una catastrofe a un personaggio in difficoltà e invece ne accade un’altra a chi reputavi al sicuro. Altra dote di questa scrittrice, imbevuta della migliore letteratura inglese, è quella di dar corpo con rapidi tocchi a figure memorabili. Prendete il folgorante inizio. Una mamma con tre figli, l’ultimo dei quali in passeggino, un cane, le buste della spesa, un lungo sentiero di campagna per raggiungere la casa isolata in cui sono andati a vivere prima che il padre scrittore li lasciasse per una poetessa. Si simpatizza subito con la madre, ex pittrice, che riempie d’insulti l’altra donna, mentre prepara il picnic per Jessica e Joanna e allatta Joseph che ha un grosso raffreddore. Tutto ti aspetti tranne che dal nulla compaia un uomo con un coltello e che, in un attimo, Joanna, fuggita in mezzo ai campi, resti sola al mondo (il padre naturalmente è vivo, ma il suo supporto alla figlia resterà ridottissimo negli anni a venire). Non solo la madre di Joanna, che è stata in scena nove pagine, ci resterà impressa nella memoria per la sua schiettezza, ma non ci scorderemo nemmeno di Jessica, che dava ordini al cane e passava i vestiti usati alla sorella. Tranquilli: restiamo orfani di questi mirabili personaggi, ma ne acquistiamo subito di nuovi. Che dire di Reggie, sedicenne che dimostra dodici anni, innamorata dei libri e della dottoressa a cui fa da babysitter (la dottoressa è  Joanna, sopravvissuta a tutte le sue perdite) e di Louise, che fa la poliziotta e ama più le persone in difficoltà che il placido marito ortopedico? Joanna sparisce insieme al suo bambino; la vecchia professoressa di Reggie va a sbattere con la macchina contro un treno facendolo deragliare; l’accoltellatore dell’inizio esce di prigione dopo aver scontato trent’anni… Sapere che esistono altri tre romanzi di questo tipo  e addirittura una serie tv è una gran bella notizia. Perché da noi Kate Atkinson non è famosa come merita?

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