martedì 28 aprile 2015

i guanti in forno

E. è il proprietario della società di montaggio in cui lavoriamo. La società si trova in un elegante palazzo di Prati ma è in evidente declino: ci sono montagne di vecchie cassette ovunque, nessuno pulisce, le macchine spesso vanno riavviate, i montatori sono chiamati solo quando lui vince un appalto. E., che è altissimo e magrissimo e si è rotto da poco un piede in moto, viene spesso a farsi un giro in saletta, si siede, e con la sua voce leggermente gracchiante ci racconta i fatti suoi. Oggi ci ha raccontato che sua madre, ieri, avendolo visto tornare a casa inzuppato dalla pioggia, ha pensato bene di mettere i suoi guanti da moto in forno perché si asciugassero, con l'effetto che si sono tutti rinsecchiti. Tua madre vive con te? Gli ho chiesto. Sono io che vivo con lei, ha detto lui sconsolato, e pensare che ero andato via di casa a diciassette anni, a quarantacinque ci sono dovuto tornare. Ti sei separato, ho continuato io che non vedo l'ora di farmi i fatti degli altri. Mi hanno separato, mia moglie mi ha cacciato di casa, mia madre mi fa impazzire, parla solo di mangiare, ogni tanto riesco ad andare al cinema con mia figlia, quando lei ne ha voglia. Dopo averci aperto uno squarcio sulle sue difficoltà, E. si alza e se ne va, dopo averci rivolto il suo sorriso sghembo. E sembra il personaggio di un fumetto, un fumetto triste.

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