giovedì 9 aprile 2015

la giornata dei sapientoni

al figlio manca l'ultimo richiamo di una vaccinazione; essendo minorenne non può andare da solo all'Asl. Usciamo di casa alle otto; alle nove devo essere al montaggio, mi sembra di essermi presa un buon margine. Nell'ambulatorio ci sono quattro o cinque bambini con le madri, il nostro turno arriva presto, ma la dottoressa, quando vede il ragazzone che deve vaccinarsi, lo manda al piano di sopra dove ci sono gli adulti. Qui una segreteria introduce con molta lentezza nel computer le passate vaccinazioni; finalmente ci manda nella seconda sala d'aspetto. Troviamo il caos: ci sono cartelli ovunque con il nome del dottore e la scritta vaccinazioni internazionali, più gente in attesa che sedie. Quando finalmente il dottore apre la porta, ci alziamo tutti insieme: non c'è un numero, non c'è una fila. Lui dice, che ci posso fare, tutti vogliono me, vaccino anche i pazienti ad alto rischio. Non ci vedo più dalla rabbia, le nove sono passate da un pezzo, ci mancava solo il dottore vanesio. Gli dico, guardi, mio figlio può vaccinarlo chiunque, basta che lo facciate e subito perché è un'ora che siamo qui. Bofonchia, è vero, io non faccio una trivalente qualsiasi e ci dice di tornare al piano terra. Arrivo giù con una faccia così alterata che la prima dottoressa che mi vede introduce un ago nel braccio del figlio e dopo un minuto sono fuori di lì. Al lavoro con montatore e regista rivedo le due puntate che abbiamo imbastito e ne sono abbastanza soddisfatta. Arriva il capo, le analizza, ci fa a pezzi, dando a tutti e tre degli incompetenti. Questa non è televisione, sembra il dipartimento scuola educazione, più ritmo, più coperture, una puntata è piena di contenuti, ma noiosissima, l'altra sciatta e superficiale. Provo a ribattere, mi risponde che faccio perdere solo tempo. Al dottore sapientone sono riuscita a sottrarmi, con il mio capo ho incassato il colpo. Ma mi conosco, non resisterò ancora molto.

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