venerdì 10 aprile 2015

La stagione che verrà


“Una ragazza madre, una sradicata senza amore e un malato terminale”: così si definiscono scherzosamente e malinconicamente i tre amici al centro del nuovo romanzo di Paola Soriga, La stagione che verrà, appena uscito da Einaudi. Agata, Dora e Matteo si conoscono da anni, hanno tutti e tre radici sarde, l’università l’hanno fatta in posti diversi, le loro presenti fragilità li portano a convergere verso un appartamento di Cagliari, dove coabitare per darsi sostegno. È un’epopea di trentenni spaesati quella che racconta Soriga: viaggiatori, iperspecializzati, colti, fricchettoni nell’animo (tanto sesso spregiudicato soprattutto nei racconti di Dora, tanto alcol, droga quando capita). Invece di parlare di precarietà, Soriga usa l’espressione “instabilità dei giorni” che vuol dire la stessa cosa, ma in modo meno scontato: oggi lavoro qui, domani lì, la casa è di qualcun altro, i piani per il futuro semplicemente non si fanno, gli amori cominciano e poi finiscono, o non finiscono dentro, ma qualcuno li tronca e non si sa come riannodarli. Come narratrice Soriga è da subito dentro e fuori i suoi personaggi (l’incipit è questo: “io sono tutte le persone che ho conosciuto. Sono tutte le storie che ho ascoltato, le case e le città che ho abitato”), annulla ogni distanza, traccia un’autobiografia generazionale ironica e sofferta che conquista il lettore. La stagione che verrà è una bella conferma del talento di cui Soriga aveva dato prova in Dove finisce Roma, il suo libro di esordio, in cui, invece di raccontare se stessa, si era cimentata con una ragazza e la Resistenza.

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