domenica 26 aprile 2015

Senza paura


Flavio Pagano l’ho conosciuto due anni fa, quando l’ho intervistato su Perdutamente, il romanzo in cui raccontava l’Alzheimer di sua madre. Intervistato si fa per dire, Pagano è un tipo vulcanico che davanti alla telecamera non ha bisogno di domande, parla e basta. Ora Pagano, sempre per Giunti, ha scritto Senza paura, ispirato alla storia di Ciro Esposito, il giovane tifoso napoletano ucciso nel maggio scorso nei pressi dello stadio Olimpico di Roma prima della finale di Coppa Italia. Al posto di Ciro, Pagano mette Bruno, un ragazzo che ha un tormentato rapporto con il padre Antonio, tifoso sfegatato del Napoli, e sceglie come narratore il nonno di Bruno, un ex arbritro. Pagano è molto bravo a ricostruire la follia di Antonio, che al lavoro di rappresentante e alla famiglia antepone la passione sfrenata per la squadra, un po’ meno convincente nel delineare il personaggio di Bruno, orfano di madre, timido, sensibile, con fidanzata calciatrice. Antonio tiene Bruno lontano dagli stadi e Bruno soffre di questa esclusione; i due si troveranno insieme a Roma il giorno degli scontri prima della partita e questa giornata sarà fatale al ragazzo. Al Pagano che fa riconciliare in un lungo dialogo in ambulanza padre e figlio morente, preferisco il Pagano che ricostruisce il clima di quella giornata, le responsabilità della polizia e quelle della mafia associata ai facinorosi romanisti. Pagano sa scrivere, ma andrebbe un po’ arginato; d’altra parte chi sa arginare i vulcani?

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