domenica 31 maggio 2015

Anima viva


cominci a leggere Anima viva, ti imbatti in Angelika con la kappa e suo padre Hans in giro per Parigi il giorno del ventesimo compleanno di lei e finisci nel gorgo di una trama ricca di svolte da cui riesci a uscire solo 294 pagine dopo. Come in Margaret Mazzantini e Clara Sanchez, due scrittrici a cui  Francesca D’Aloja fa molto pensare, quella che si racconta qui è una storia a tinte forti, che punta al riscatto del male attraverso la pratica del bene: un omicidio insensato, una figlia che scopre di aver avuto un padre nostalgico del nazista e un nonno direttore di un campo di sterminio, l’accudimento di un anziano ebreo malato di cancro, l’incontro con lo psicopatico figlio di questo… Tra una Parigi e una Nancy accuratamente descritte l’autrice costruisce un romanzo sul senso di colpa che attraversa le generazioni. Al centro della vicenda una ventenne fin troppo assennata.

mamma la insultiamo solo noi

piccolo momento di gloria ieri sera a cena mentre mangiavamo un piatto di penne alle vongole in compagnia di Tommaso, amico del figlio, e Arianna, amica della figlia. I figli raccontano al marito la cena di qualche settimana fa in cui il nonno aveva disprezzato la mia carbonara. Mamma aveva fatto una carbonara buonissima, lui diceva che era pasta in bianco, ha chiesto del burro, del pepe, voleva che li aggiungessimo anche noi. Finalmente un po' di orgoglio filiale. (La carbonara non è il mio piatto di battaglia, ma elogi a distanza e difesa da parte dei miei figli sono così rari che mi godo l'attimo.)

sabato 30 maggio 2015

assetto estivo

da una settimana all'altra è cambiato tutto: ero sola in spiaggia con padre e sorella, ora c'è tutta Roma (nell'ombrellone accanto al nostro due signore che, senza alzarsi dal lettino, chiamano a gran voce le tre figlie querule insabbiate.) A casa non va molto meglio: la figlia ha riempito il giardino di fantomatici studenti pigri e affamati; il figlio, reduce dalla riunione sull'Australia di ieri, è più capriccioso che mai, come se sapere che dovrà cavarsela da solo per tre mesi sia ora una buona scusa per regredire allo stato di bambino viziato. E che dire del marito alle prese con l'ennesima macchina per la depurazione dell'acqua? Con quello che ha speso per questi attrezzi inutili avremmo avuto acqua in bottiglia fino alla fine della nostra vita. Ad agosto dovrei trovare il coraggio di partire con Avventure nel mondo. Da sola.

Ha smesso di piovere


su ognuno dei quattro racconti dello spagnolo Andrés Barba, pubblicati da Einaudi con il titolo Ha smesso di piovere, aleggia una madre terribile. Alcune lo sono davvero, come quella del secondo racconto Astuzia, cupa, inflessibile con le “romene” che l’accudiscono, tutta protesa verso la figlia assente, la preferita, e gelida con la figlia che accorre a ogni sua necessità; altre, terribili lo sono solo agli occhi dell’adolescente che hanno generato (in Fedeltà la diciassettenne Marina trova insopportabile persino il mestiere di farmacista di sua madre). Sono racconti che fotografano impietosamente i rapporti familiari, ne evidenziano tutte le crepe: l’incapacità di prendersi cura degli altri, i tradimenti subiti e accettati, l’egoismo, le cose non dette. Lo fanno con una lingua intensa, ricca di sorprese, che Federica Niola ha reso con grande maestria (il sorriso scarabocchiato; la curiosità tremolante e maligna, il comportamento da Babbo Natale scriteriato ed estemporaneo).

venerdì 29 maggio 2015

l'orribile battibecco

una mattina di sole, intervisto a casa mia il candidato padovano allo strega, poi vado alla casa delle letterature per la conferenza di presentazione del festival. Al ritorno mi chiedo se correre in Dear o passare a salutare la figlia che ho lasciato addormentata. Deciso di salire. Mentre noi chiacchieriamo in cucina, arriva Julia, inferocita. L'ultima malefatta della figlia è stata quella di rovesciare per terra il contenuto di una borsa di panni puliti per il mare perché aveva deciso che quella borsa le serviva per partire. Julia le riversa addosso insulti di ogni tipo: disordinata, sciatta, irrispettosa. La ragazza, invece di incassare, ribatte, stai calma, non fare l'isterica, che sarà mai. La situazione degenera: Julia è quasi in lacrime e tira fuori tutto l'odio accumulato nei nostri confronti, accusandoci di ingratitudine. Vigliaccamente mi sfilo dalla situazione. Per fortuna c'è il lavoro.

mercoledì 27 maggio 2015

basta uno specchio

il trucco per cominciare bene la giornata è collocarsi in palestra di fronte al secondo specchio. La parete degli specchi offre infatti diverse visuali a seconda dei vari pannelli: nel primo (e in quasi tutti gli altri) ti vedi sovrappeso e ti passa la voglia di rivestirti e andare al lavoro, rispecchiandoti nel secondo, molto ambito, ti compiaci della tua snellezza ed esci dalla sala rinfrancata e di ottimo umore. Sembra poco e invece è tanto.

martedì 26 maggio 2015

Sette anni di felicità

Sette anni di felicità è un libro di racconti, ma è anche la cronaca per frammenti letterari di sette anni della vita dell’autore che coincidono con i primi setti anni di vita di suo figlio. Il tema della paternità, molto in voga tra i narratori di oggi, prende una piega speciale nelle pagine di Etgar Keret: alle normali preoccupazioni di chi diventa genitore si aggiungono, e diventano dominanti, le angosce legate alla situazione israeliana.  Nel primo racconto, ambientato in ospedale, lo scrittore, mentre aspetta che la moglie partorisca, viene importunato da un tizio che vorrebbe da lui “un commento  originale” su  un attentato terroristico appena avvenuto. Quando finalmente il bambino viene alla luce, lo scrittore cerca di rassicurarlo, dicendogli che non c’è niente da piangere; quando lui sarà grande nel Medio Oriente sarà tutto a posto (il bambino non se la beve e continua a piangere disperato). Specularmente nell’ultimo racconto il figlio, che ha compiuto sette anni, si diverte un sacco a sdraiarsi per terra in mezzo alla strada, tra i due genitori, simulando un panino, e si preoccupa che un giorno non ci siano più allarmi che li costringano a fare questo bel gioco. Comico e drammatico convivono in un paese sempre sull’orlo della catastrofe e Keret registra un paradosso dietro l’altro (le mamme che al parco parlano di come far evitare il servizio militare ai figli di tre anni; i lavori idraulici in casa rimandati perché tanto forse ci sarà un attacco da parte dell’Iran; la scortesia diffusa con i televenditori perché tutti pensano  di aver poco tempo da vivere e non lo vogliono sprecare).  L’autoritratto che emerge da Sette anni di felicità è molto divertente e impietoso: vediamo lo scrittore alle prese con tassisti bizzosi (i tassisti israeliani escono davvero male da questo libro); in palestra a fare yoga insieme a donne incintissime e ostacolate nei movimenti; intento a barcamenarsi tra impegni assurdi, presi perché gli apparivano lontani nel tempo; allibito di fronte al fratello che raccoglie la cacca del cane con il racconto che gli ha appena dato da leggere; perseguitato da incubi in cui, in fuga dalla sua patria, deve vendere hot dog in un paese straniero…  Ma la figura che rimane più impressa è quella del padre che decide di farsi operare, contro il volere dei medici, per un cancro alla lingua: ha 84 anni, è sopravvissuto alla persecuzione degli ebrei in Polonia stando rintanato in una buca, ama la vita e dice: “se la qualità è buona, magnifico, se no, pazienza. Non sono schizzinoso”. Il libro, uscito da Feltrinelli, è stato tradotto dall’inglese da Vincenzo Mantovani.  

dalla campagna di Giovanna


lunedì 25 maggio 2015

il giardino di Giovanna

diversi anni fa mia zia Giovanna con il marito Ruggero ha comprato un terreno fuori Roma. Se n'è presa molta cura e ora, varcando il cancello, sembra di entrare nel giardino delle meraviglie. Lei conosce le piante una a una, si ricorda chi gliele ha regalate, dove le ha comprate. È un giardino ordinato e nello stesso tempo lussureggiante. In questo periodo dell'anno stupisce per i colori: ci sono alberi viola che fanno pensare al Giappone, alberi con grandi fiori rossi, ci sono magnolie, agrifogli, albicocchi, peri, meli, magnolie e una quantità di ulivi di specie diversa. Filari di uva, carciofi, piselli,  insalata, poi piante di kiwi. Ci festeggiavamo il compleanno dei figli quando erano piccoli; non ci andavo da molto tempo. Giovanna mi ha detto, ti regalo una pianta, e quando ero lì voleva riempirmi di vasi la macchina. A me, che faccio appassire pure i ciclamini, tutta questa magnificenza vegetale fa girare la testa.

domenica 24 maggio 2015

Leviathan


chi è il cattivo si scopre subito nel film Leviathan di Andrei Zvyagintsev: è il sindaco dello sperduto paese russo, un ometto tarchiato, imbottito di alcol, grande amico dell’ipocrita pope, del giudice, del capo della polizia. È più difficile capire chi è il buono: Kolia, il meccanico con i capelli rossi perseguitato dal sindaco o Dimitri, il prestante avvocato, che arriva da Mosca con un dossier per incastrare il politico corrotto e salvare l’amico ed ex commilitone? L’inquadratura iniziale mostra delle barche di legno sfasciate e delle ossa di balena sulla spiaggia; quando il registra ripropone queste immagini a fine film il dramma si è consumato. Kolia è un perdente nato: si rivolge alla giustizia per non perdere la propria casa, perde la causa, perde la giovane moglie che lo tradisce con l’amico avvocato per poi ritrovarsi più sola, e perde il figlio adolescente che non vedrà crescere. Bellissime facce e grandissima desolazione: nella Russia corrotta di Putin la gente comune va avanti solo tracannando fiumi di vodka. Dura più di due ore ma non c'è un minuto di noia.

Assassinio all'Étoile du Nord

tempo fa avevo comprato su kindle Assassinio all'Étoile du Nord e poi me ne ero dimenticata. Sul treno ho scorso la mia lista di libri da leggere e non potevo far scelta più felice; l'ora e mezza di viaggio è volata. Si tratta di una raccolta di racconti di Georges Simenon che mettono in scena un Maigret invecchiato e ormai in pensione. Pur ritiratosi, il leggendario commissario non rinuncia a dipanare i delitti in cui s'imbatte per caso o perché qualcuno si ricorda di lui. Nel primo racconto lo troviamo alle prese con una ragazza fuggita di casa per un bellimbusto collezionista di donne. L'uomo è stato ucciso, Céline, che era con lui in albergo al momento della morte, viene accusata di omicidio e preferisce fingersi una prostituta e addossarsi la colpa piuttosto che rivelare la verità. Sbuffando e imprecando, Maigret riuscirà non solo a sciogliere il mistero ma anche a salvarne il buon nome. Una sposa gelosa, una sarta innamorata, una bambina terribile sono le protagoniste degli altri racconti: poche pagine che racchiudono un ambiente, che raccontano un mondo. L'inarrivabile semplicità di Simenon.

Youth


rispetto alla Grande bellezza, Youth offre allo spettatore un minimo di trama in più, ma a far da padrone in questo come nell’altro film è il gioco tra immagini e musica. Lo scenario prescelto è una montagna incantata in cui ricchi di ogni età passano da un massaggio a un fango da una passeggiata a uno spettacolo serale. In primo piano i corpi, nudi o vestiti, decrepiti, di sfolgorante bellezza o di tragica normalità (vedi l’enigmatico personaggio della prostituta triste). Nei lunghi duetti si affronta il tema della paternità, dell’amore, dell’arte e della vecchiaia; più delle parole contano le espressioni degli attori, le loro movenze. Ci sono delle cadute (nella donna Sorrentino vede soprattutto l’oggetto del desiderio): una furiosa Rachel Weisz lasciata dal marito per una bruttina “brava a letto” che si getta tra le braccia di un insulso alpinista; Jane Fonda tutta rughe che rivendica la sua carriera costruita soggiacendo alle voglie dei produttori. C’è il racconto ironico e sentito dell’amicizia tra un regista e un compositore (Harvey Keitel e Michael Caine) che hanno due modi opposti di interpretare la vecchiaia e che s’influenzano a vicenda. Come tutti i film di Sorrentino Youth mi affascina ma non mi commuove. Il mio preferito a Cannes resta Garrone.

Academy Street


la prima impressione di fronte ad Academy Street, il romanzo dell’irlandese Mary Costello tradotto in italiano da Maya Guidieri Berner per Bollati Boringhieri è un grande stupore: come è riuscita l’autrice a condensare in 148 pagine un’intera esistenza, i suoi cambiamenti, le sue gioie, le sue tragedie senza mai cambiare passo, senza mai sorvolare, offrendo al lettore una visione ravvicinata della vita interiore della protagonista? Viene subito in mente Stoner di John Williams: anche qui la storia di una persona qualunque, piena di dignità, che affronta prove diverse dalle nostre, ma in cui stranamente ci riconosciamo. L’inizio del libro è bellissimo: Tess ha sette anni, siamo a metà del secolo appena trascorso, c’è il funerale di sua madre, la ragazzina è frastornata, scruta le facce del padre, dei fratelli, delle sorelle, delle zie, vorrebbe che tutto fosse come era prima. Tess cresce nella casa in campagna, studia da infermiera, si trasferisce a New York dove già vive l’amata sorella Claire. S’innamora di un cugino di una sua amica che vede un paio di volte. Dopo una festa vanno a letto insieme e per Tess è un turbine di emozioni, dal dolore fisico alla felicità. Lui scompare, lei è incinta. La aiuta Willa, la vicina e dopo un iniziale rifiuto del bambino, Tess si attacca a Theo con tutte le forze. Lui è un bambino riflessivo e gentile, poi un adolescente ostile. Si allontana da lei, si sposa, si fa più affettuoso, va spesso a trovarla. Impegnata a sopravvivere Tess sembra aver rinunciato alla passione, al contatto fisico; a un certo punto si sente dominata dal desiderio, poi questo si spegne da sé. Due fatti storici in questo racconto tutto privato: l’assassinio di Kennedy, che riempie la giovane Tess di orrore, e l’11 settembre che arriva a sconvolgere la sua tranquilla vecchiaia. C’è anche un tardivo ritorno in Irlanda. Bello, bello davvero.