domenica 31 maggio 2015

Anima viva


cominci a leggere Anima viva, ti imbatti in Angelika con la kappa e suo padre Hans in giro per Parigi il giorno del ventesimo compleanno di lei e finisci nel gorgo di una trama ricca di svolte da cui riesci a uscire solo 294 pagine dopo. Come in Margaret Mazzantini e Clara Sanchez, due scrittrici a cui  Francesca D’Aloja fa molto pensare, quella che si racconta qui è una storia a tinte forti, che punta al riscatto del male attraverso la pratica del bene: un omicidio insensato, una figlia che scopre di aver avuto un padre nostalgico del nazista e un nonno direttore di un campo di sterminio, l’accudimento di un anziano ebreo malato di cancro, l’incontro con lo psicopatico figlio di questo… Tra una Parigi e una Nancy accuratamente descritte l’autrice costruisce un romanzo sul senso di colpa che attraversa le generazioni. Al centro della vicenda una ventenne fin troppo assennata.

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