sabato 9 maggio 2015

diseredata

angustiato dallo scontro tra i due nipoti napoletani per il possesso di una casa, alle dieci e trenta di stamattina mio padre ha deciso di inviare una mail alle tre figlie contenente le sue volontà testamentarie. Leggo la mail sul telefono al ritorno dalla palestra e non credo ai miei occhi. Molte parole affettuose, ma la sostanza è questa: alla maggiore va questa casa e quest'altra, alla minore questa casa; alla figlia di mezzo, che sarei io, quello che resterà sul mio conto se non vivrò troppo a lungo. Cosa ho fatto per meritarmi questo, mi chiedo mentre trituro carote e mandorle per tirarne fuori una torta? Al momento di infornare mi accorgo che, presa dai miei pensieri, ho dimenticato il lievito; appena in tempo, travaso il tutto, aggiungo la polvere bianca, imburro un'altra teglia. All'una arriva papà, sorridente, carico di rose e gelato. Che bella mail mi hai mandato, gli dico. Lui cade dalle nuvole. Mangiamo, chiacchieriamo. L'importante non è se mi disereda o no, l'importante è che io non mi senta diseredata.

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