domenica 3 maggio 2015

Tutti i russi amano le betulle


è un libro molto bello e molto duro Tutti i russi amano le betulle di Olga Grjasnowa, tradotto dal tedesco da Fabio Cremonesi per Keller. Grjasnowa è nata a Baku in Azerbaigian nel 1984, e ha prestato diversi tratti della sua biografia alla protagonista del suo romanzo, Masha Kogan, una giovane che è dovuta emigrare a tredici anni in Germania con i genitori in seguito alle violenze scatenatesi nel suo paese. Quando la conosciamo, Masha si sta specializzando in lingue per entrare come interprete all’Onu e vive in uno scalcinato appartamento di Francoforte con il suo amato Elias. Elias cerca nel disordine della casa le sue ginocchiere per andare a giocare a calcio con gli amici. Nel capitolo seguente Masha sta correndo in ospedale: Elias è scivolato e si è rotto un femore. Questo incidente si rivelerà molto più grave di quanto sembrava e la vita di Masha ne sarà sconvolta. Ma di là dalla vicenda di questa coppia, Grjasnowa punta lo sguardo sui vecchi amici di Masha, Cem (di origine turca), Sami (il suo grande amore, nato a Beirut e cresciuto negli Stati Uniti), e su quelli nuovi che trova in Israele, il paese in cui si trasferisce, Omi e sua sorella Tal. Attraverso Maria e le sue relazioni emerge il quadro di una gioventù cosmopolita, ultraspecializzata, disinibita (Maria ha relazioni con uomini e con donne e cita come testo per lei rivelatore della possibilità degli amori omoerotici Il diario di Anna Frank), che fatica molto a trovare il suo spazio nel mondo a causa delle barriere di sospetto che gli stati erigono tra loro. È razzista la Germania che accoglie la tredicenne Mashaa e la spinge a studiare una gran quantità di lingue per colmare il divario di non saper all’inizio esprimersi in tedesco, ed è razzista Israele, dove lei, ebrea, per il fatto di conoscere l’arabo, viene trattata con enorme sospetto (all’aeroporto le fanno addirittura esplodere il computer come misura precauzionale). Pur raccontando tragedie private e pubbliche, Tutti i russi amano le betulle ha una sottile vena ironica; si resta incantati dalla voce della protagonista, dalla lucidità dello sguardo che lancia sul mondo pieno di contraddizioni che la circonda.

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