domenica 17 maggio 2015

Un colpo di fortuna


come una bambina ingorda mi sono buttata sul romanzo di Kate Atkinson che avevo in casa, Un colpo di fortuna e non mi sono staccata dalle sue 420 pagine finché non sono arrivata alla fine. L’effetto è stato simile a quello di un’indigestione: troppe pagine in troppo poco tempo e qualche crepa nel mio entusiasmo verso questa scrittrice. Un colpo di fortuna, tradotto in italiano da Ada Arduini nel 2009 per Einaudi, è la seconda avventura dell’ex investigatore privato Jackson Brodie. Ironico e spiazzante come I casi dimenticati e Aspettando buone notizie (rispettivamente l’avventura uno e l’avventura tre di Brodie), il romanzo è meno ricco nella costruzione del giallo e nella raffigurazione dei personaggi (in particolare lui, Brodie, appare un po’ appannato: possibile che si rassegni a stare appresso a quell’insulsa di Julia, che recita in spettacoli di infimo ordine e chiaramente si è stufata del loro rapporto?). La parte migliore di Un colpo di fortuna è la satira del mondo letterario e delle figure che lo popolano. La scena in cui Martin, il riluttante autore della serie di Nina Riley, affronta il festival di Edimburgo, con la presentatrice “emaciata dalle credenziali incerte”, la collega dell’Alabama con i denti gialli e l’aria trasandata e il collega aggressivo del Nord che lo accusa di scrivere “stronzate populiste” è molto divertente. Poi c’è Louise,  giovane poliziotta single con figlio sedicenne mezzo teppista e c’è Gloria, grata alla prostituta russa tra le cui braccia suo marito ha avuto l’ictus che la libererà da lui. Una domenica con Atkinson è comunque una bella domenica.

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