venerdì 8 maggio 2015

Una spola di filo blu


Una spola di filo blu il grande ritorno di Anne Tyler alla narrativa, è un libro da cui si fa fatica a separarsi. Racconta, come sempre in Anne Tyler, la storia di una famiglia, e come sempre i suoi personaggi ci sorprendono per la loro riconoscibilità (ci sembra di averli incontrati, di conoscerli da sempre) e insieme per la loro originalità (ma dove le pesca Tyler donne straordinarie come Abby, sua nuora Norma e sua suocera Linnie?). Il romanzo si apre con una telefonata serale di Denny ai genitori. Dei quattro figli di Abby e Red, Denny è il ribelle. Chiama per comunicare ai genitori che è gay (scopriremo presto che questo è uno dei  tanti annunci provocatori di Denny, che servono solo ad attirare l’attenzione su di sé). Tyler non giudica Denny, lo mette in scena con tutti i suoi difetti, le sue contraddizioni, i suoi errori e descrive per contrasto suo fratello e le sue due sorelle, molto più ordinari e affidabili, ma anche più sbiaditi. È così brava a farci entrare in casa di Abby e Red, a farci vivere in presa diretta le loro preoccupazioni di genitori anziani che quando la narrazione subisce una svolta improvvisa il lettore prova la stessa devastante sensazione di perdita dei personaggi. Inaspettatamente Tyler ci regala un supplemento di storie con due salti indietro nel tempo: prima incontriamo Abby ragazza che chiacchiera con Linnie, la futura suocera, quando è ancora lontana da immaginare che sposerà suo figlio; poi i capostipiti, Linnie e Junior, agli albori della loro contrastata relazione. Il mistero dell’amore coniugale, il motivo per cui scegliamo una persona o veniamo scelti da lei, facciamo insieme dei figli, condividiamo una vita è il punto cruciale di questo romanzo che è un’ottima introduzione al mondo di questa scrittrice (e, per chi la conosce già, una conferma del suo talento). Traduzione di Laura Pignatti per Guanda.

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