venerdì 1 maggio 2015

XXI Secolo


non mi capita spesso di essere attirata più dallo sfondo di un libro che dalla vicenda narrata in primo piano. Mi è successo con XXI Secolo di Paolo Zardi, pubblicato da Neo Edizioni. Zardi dà corpo a tutte le peggiori paure che possiamo nutrire sul declino del mondo in cui viviamo. L’Italia che lui racconta è un paese di gente incattivita e spaventata, di città semiabbandonate, di guerriglia continua, di fame e di cibo privato di ogni sapore, di spettatori interessati all’incidente di un fantino e del suo cavallo transessuale più che a qualsiasi altra notizia d’attualità, e il mondo che lui racconta è un mondo sull’orlo della catastrofe nucleare scatenata da futili motivi: la sua raffigurazione del degrado risulta non solo precisa ma anche plausibile. Protagonista della storia è un venditore d’impianti di depurazione dell’acqua: tornando a casa una sera scopre che la moglie ha avuto un ictus ed è in coma. Da quel momento la vita dell’uomo, che era tutta dedicata al lavoro e alla famiglia, si tripartisce: dorme in albergo davanti all’ospedale in cui lei è ricoverata, passa del tempo con i figli che ha mandato a stare da sua madre, e la sera parte a caccia degli ultimi clienti rimasti. Quando scopre in casa un cellulare segreto della moglie pieno di foto erotiche, al dolore per l’infermità della donna amata si aggiunge il tormento della gelosia. È un libro molto breve quello di Zardi, con una lingua a volte sciatta e stereotipata (al rigo quarto ho trovato l’espressione “maschietto di sette anni” e già volevo smettere; il caffè è sempre “orribile”; l’aggettivo “rancido” ricorre per il sole e per il mare), a volte così politicamente scorretta da disturbare il lettore (le donne ricoverate insieme alla moglie sono definite “piante d’appartamento”), ma ha il potere di insinuarsi nella testa del lettore, di turbarlo, lasciandolo pieno d’interrogativi irrisolti.

1 commento:

Sæglópur ha detto...

Tra i semifinalisti dello Strega, è uno di quelli che mi incuriosisce di più.
Non vorrei, però, che fosse fin troppo crudo...