domenica 21 giugno 2015

Bande de filles (Diamante nero)


una partita di rugby femminile, l’esultanza per la vittoria, il ritorno al palazzone di periferia cercando di passare alla larga dai giovanastri sui muretti. Marieme è una sedicenne nera, con una faccia che esprime intelligenza e voglia di vivere. A casa la aspettano le due sorelle minori verso le quali prova affetto e tenerezza; ogni tanto compare un fratello grande e manesco; la madre fa le pulizie di notte. Il film di Céline Sciamma (l’autrice di Tomboy, anche quello bello e inusuale, capace di raccontare come pochi il disagio della preadolescenza) ci mostra la discesa agli inferi di Marieme nella periferia parigina: un’insegnante che parla fuori campo la esorta a seguire i corsi di recupero per non farsi bocciare, lei per tutta risposta abbandona la scuola; un gruppetto di bulle l’attira al suo interno; sfida il fratello mettendosi con un suo amico; picchia selvaggiamente la ragazza che ha battuto nella lotta la sua amica Lady; rifiuta il lavoro di pulitrice accanto alla madre; decide infine di spacciare per mantenersi. La bravura di Sciamma sta nel non giudicare la sua protagonista, nel preservarne l’innocenza pur mostrandone la devianza: Marieme sa che sta sbagliando, vorrebbe altro per sé, eppure non intravede via d’uscita. La complicità femminile, la sfrenatezza tra ragazze sono raccontate benissimo. Penalizzante il titolo italiano.

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