sabato 6 giugno 2015

Cade la terra


in Cade la terra, il romanzo di Carmen Pellegrino pubblicato da Giunti, c’è un paese abbandonato, Alento, uno di quei vecchi paesi di pietra di cui l’Italia abbonda e che conservano nelle case cadenti il ricordo delle persone che le hanno popolate. E c’è un personaggio femminile, Estella, l’ultima abitante, che ogni anno organizza un pranzo per chi non c’è più. All’inizio sembra che l’autrice  ci stia raccontando la storia di Estella, arrivata ad Alento dopo essersi liberata della perduta vocazione e dei vestiti da suora, e divenuta, lei quasi coetanea, l’istitutrice del sedicenne Marcello. Tra Estella, che vuole proteggerlo e nutrirlo e il ragazzo selvaggio e iracondo s’intuisce un legame profondo, ma distanziato, interrotto (lui, come gli altri, dopo le frane lascia la casa, lei no). Estella e Marcello sono, come la casa dell’olmo, la cornice; dentro il quadro si muovono personaggi deprivati dei loro sogni: il banditore che aspira a un cappello che funga per lui da divisa; la ragazza pesta che lo spasimante respinge; la bambina uccisa dalla puntura di un medico stanco e arrogante; l’uomo cui sono morti due figli in guerra. È un libro fatto di echi Cade la terra, echi di vite ed echi letterari sapientemente mischiati: leggendolo sembra di sentire il tempo che scorre.

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