martedì 30 giugno 2015

Gli anni

l’anno scorso era uscito per la casa editrice L’Orma Il posto di Annie Ernaux nella traduzione di Lorenzo Flabbi; ora la stessa casa editrice e lo stesso traduttore propongono un volume più corposo dell’autrice francese, che fa un’operazione speculare rispetto a quel libro: tanto lì veniva posta in primo piano la propria vicenda autobiografica, tanto qui si propone un”autobiografia impersonale”, un riepilogo di fatti e atmosfere dagli anni cinquanta del Novecento ai giorni nostri. Ernaux racconta soprattutto il passaggio dalla “scarsità”  (“degli oggetti, delle immagini, delle distrazioni, delle spiegazioni di sé e del mondo”) all’attuale sovrabbondanza attuale di merci e di comunicazioni. Lo spunto della sua narrazione sono vecchie fotografie: partendo dai ritratti di sé bambina in provincia e arrivando a quelli di matura signora che non sente l’età, Annie Ernaux ricostruisce la recente storia francese dal punto di vista di quei progressisti che non hanno mai smesso di credere in un mondo migliore (e che, velleitariamente, immaginano che tutte le rivolte e le rivoluzioni in giro per il mondo siano un po’ opera loro). Il noi della Ernaux mi ha ricordato quello di Clara Sereni di Via Ripetta 155, non a caso entrambe le scrittrici  sono nate negli anni quaranta, “hanno fatto il ‘68”; come Clara Sereni, Annie Ernaux insiste sul punto della libertà sessuale (da lei realizzata soprattutto in età matura, dopo il divorzio, con amanti più giovani). Gli anni è un libro ricco di informazioni, riflessioni, spunti critici ed è scritto benissimo, Il posto però, con il suo lancinante ritratto della bottega paterna, mi ha emozionato di più. 

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