venerdì 26 giugno 2015

I miei piccoli dispiaceri

"Lei voleva morire e io volevo che vivesse, eravamo due nemiche che si amavano", di questo parla I miei piccoli dispiaceri di Miriam Toews, di due sorelle, legatissime tra loro, che si scontrano su un'unica cosa, il desiderio della maggiore di farla finita con la vita. Elfrida è bella, suona divinamente il pianoforte,  ha tutti gli uomini ai suoi piedi. Il problema è che non ha mai sviluppato "una tolleranza al mondo", per lei la realtà è "una tagliola arrugginita". Sua sorella Yolandi, l'io narrante, accorre ogni volta al suo capezzale, sia che Elf abbia inghiottito troppe pillole, sia che abbia cercato di morire di fame, sia che si sia tagliata le vene. Quando cominci a leggere questo libro, pensi, non ce la posso fare, trecento e passa pagine in compagnia di queste due matte, una che pensa solo al suicidio, l'altra che un po' cerca di impedirglielo, un po' studia su internet i modi per renderglielo più agevole (meglio le pasticche messicane o un costoso viaggio a Zurigo?). Poi entri nello spirito di Towes e ti pare tutto normale, o almeno credibile e accettabile in quanto fatto di vita: il padre delle ragazze che si è fatto tranciare la testa da un treno, posandola sulle rotaie, la cugina che si è affogata (esiste un gene del suicidio, si interroga Yolandi), la sorella esasperata che chiede, ma non puoi aspettare di morire come tutti gli altri? Il tempo del romanzo è ondivago: ci porta dal presente della clinica psichiatrica in cui viene ripetutamente ricoverata Elf al passato delle protagoniste in uno sperduto villaggio menonnita, in cui anche leggere era considerato un comportamento sospetto. Yolandi non si sente affatto la sorella "normale": si lamenta di aver avuto due figli da due uomini diversi, di infilarsi sempre in storie sbagliate; la salva la capacità di vedere il lato esilarante delle cose. È un libro che, mentre parla di morte, celebra gli affetti che rendono preziosa la vita, che riesce a finire bene pur raccontando un male da cui non si può scampare. Towes è canadese, I miei piccoli dispiaceri l'ha tradotto Maurizia Balmelli per Marcos y Marcos.

1 commento:

babalatalpa ha detto...

Sono arrivata alle pagine finali di questo romanzo struggente. Non riesco a lasciarlo andare. Hai ragione tu: quando entri nello spirito della Toews, ti sembra tutto normale. Come se la morte si trasformasse in vita.