martedì 2 giugno 2015

Il cielo cade


Penny è una bambina terribile, sempre in movimento, curiosa e piena di immaginazione. Essere accolta nella villa toscana degli zii insieme alla sorella Baby, dopo la morte di entrambi i genitori, è per lei una meravigliosa avventura: lo zio è molto severo ma a modo suo affettuoso, la zia accogliente, le due cugine ora simpatiche ora antipatiche, poi ci sono lo chaffeur, la cuoca, i contadini e soprattutto i figli dei contadini, compagni di scuola e di giochi sfrenati. La mente sovreccitata di Penny coltiva due miti: quello del Duce, le cui gesta vengono esaltate dalla maestra, e quello di Gesù, conosciuto attraverso il prete. Il problema è che lo zio è ebreo: Penny e Baby si disperano all’idea che finisca all’inferno ed escogitano continue penitenze per modificarne il triste destino. Il cielo cade è il racconto in presa diretta di un’infanzia; è davvero rara la capacità di rendere il punto di vista di una ragazzina, anche dal punto di vista linguistico, senza nulla di lezioso o artificioso. Anche l’arrivo dei tedeschi nella villa viene vissuto come un fantastico diversivo: il generale gioca a scacchi con lo zio e Hainz suona l’ocarina. Poi, di colpo, il cielo cade: i tedeschi buoni si allontanano, lo zio si fa convincere a darsi alla macchia, una pattuglia di soldatacci entra in villa e fa una strage. Lorenza Mazzetti ha vissuto questa storia e l’ha dedicata alla memoria dello zio Robert Einstein, fratello di Albert, alla zia Nina Mazzetti Einstein e alle due cugine Annamaria e Luce. Il libro ha vinto il premio Viareggio nel 1962; Sellerio ne ha stampate quindici edizioni; leggendolo si scopre che ha mantenute intatte la sua forza e la sua freschezza.

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