domenica 28 giugno 2015

la capra sullo scoglio

appena arrivati in barca a Ponza, io e Paolo ci siamo messi a insistere perché Veronika venisse con noi a riva. Le proponevamo soluzioni diverse: il salvagente, il giubbotto, un passaggio in gommoncino. Lei, traumatizzata da due quasi annegamenti in passato e provata dal male alla spalla, non ne voleva sapere. Siccome è una persona gentile, invece di mandarci al diavolo, si è stressata a mille. A distrarre lei dai nostri attacchi in buona fede, noi dai nostri propositi insensati, è stata una capra. Una capretta giovane, che si era avventurata giù per gli scogli e fissava il mare sottostante con aria incupita. Ci siamo buttati a mare, l'abbiamo circondata. Il figlio e il suo amico Tommaso sono saliti sugli scogli dov'era lei e poi si sono tuffati dall'alto. Ma a risolvere la situazione è stato un uomo con maschera e tubo. È spuntato dal nulla, si è messo a fare gestacci alla capra. Poi si è arrampicato accanto a lei, l'ha presa in braccio e l'ha avviata per l'impervia salita. Lei ha lanciato dei gridi striduli; lui l'ha incoraggiata prima con gesti e poi tirandole pietre. La capra è sparita sulla parete rocciosa da cui era venuta. Lui è rimasto a controllare che non scendesse di nuovo, poi si è tuffato ed è scomparso anche lui. Ogni tanto l'uomo con maschera tubo e pietre in mano servirebbe anche a me. Io sono la capra.

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