lunedì 1 giugno 2015

La volatilità dell'amore


“Uno degli esempi che permettono di distinguere amore e desiderio: l’amore conosce anche la rinuncia, il desiderio no. È questa la sua forza, non sa rinunciare. È la forza immorale”. Di questo parla La volatilità dell’amore di Uwe Timm (traduzione di Matteo Galli, Mondadori) di cosa voglia dire amare qualcuno e di cosa voglia dire desiderare qualcuno con tutte le forze. Timm affronta questo tema in modo molto tedesco e molto filosofico; sullo sfondo della sua narrazione pone Le affinità elettive di Goethe. All’inizio del romanzo incontriamo su una sperdutissima isola del Nord il protagonista, Eschenbach, un cinquantenne che ha visto fallire la sua ditta di software. Eschenbach, che ora si mantiene correggendo guide di viaggio, ha accolto con piacere l’offerta di sostituire per vari mesi il guardiano di una riserva naturale, con l’unico obbligo di registrare i movimenti degli uccelli. Sull’isola lo raggiunge la telefonata di Anna, la donna che sei anni prima ha sconvolto la sua vita e poi lo ha lasciato. Anna è di passaggio dagli Stati Uniti, dove ora vive, e vuole venire a trovarlo. Questa visita costituirà il finale del libro (un bellissimo finale). Mentre passeggia nudo sulla sabbia, raccoglie la spazzatura portata dal mare, si prepara i parchi pasti, Eschenbach ripercorre la sua storia con Anna dal primo casuale incontro a una conferenza sull’arte, alle cene consumate insieme a  lei, a Ewald, il marito, un architetto di successo, e a Selma, la propria compagna, un’orafa polacca. Tra i quattro si sviluppa subito una grande simpatia, ma Eschenbach e Anna vanno oltre, capiscono subito di non poter stare l’uno lontano dall’altra. Anna ha due bambini, fa un lavoro che le piace e tra le poche cose in cui crede c’è l’indissolubilità del matrimonio. Non ci sono colpe né colpevoli in questa storia raccontata in modo rallentato eppure appassionante, c’è solo una grande attenzione ai moti dell’animo, alle contraddizioni del vivere e dell’amare. Si chiude il libro e certe sue immagini tornano a popolarci la mente: la casa di Eschenbach che affaccia sullo zoo di Berlino con il lamento del leone che si sente di notte; l’isolamento tra gli uccelli; il piccolo bar degli incontri clandestini; l’appartamento in periferia con sopra la madre che beve e i figli che le fanno da riparo. Si fa fatica a separarsi da Uwe Timm e dal suo Eschenbach.

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