lunedì 15 giugno 2015

Non siamo più noi stessi

arrivata circa a metà di Non siamo più noi stessi, il romanzone di Matthew Thomas (732 pagine, pubblicato da Neri Pozza nella traduzione di Chiara Brovelli ) mi sono chiesta dove volesse andasse a parare la narrazione. Fino ad allora avevo seguito con distaccato interesse le vicende della protagonista Eileen, nata a New York da genitori irlandesi entrambi tendenti all’alcolismo.  L’infanzia di Eileen è molto dura e fa crescere in lei il desiderio di riscatto, di benessere e rispettabilità. Studia da infermiera (anche se sognava una carriera da politico o da avvocato) e incontra Ed, uno scienziato bello, intelligente e perbene che le fa battere il cuore. Si sposano, hanno un figlio. Lei diventa capoinfermiera; lui, invece di puntare all’incarico di preside di facoltà, preferisce concentrarsi sulle sue ricerche sul cervello e sui suoi studenti. Altro motivo di dissenso tra i due, che per il resto sono molto legati l’uno l’altro, è la casa: lei sogna una villa con il patio in periferia, lui sta bene nell’appartamento nei Queens e non gli importa nulla se il quartiere si riempie di gente di colore. Poi Ed comincia a comportarsi in modo molto strano. E qui, a metà libro, appunto, Eileen, che fino a quel momento avevo considerato una donna aspra, ambiziosa, non particolarmente simpatica, diventa una persona a me familiare e le terribili difficoltà a cui va incontro sono le mie difficoltà, quelle di chiunque altro. Ho capito, circa a metà libro, che Matthew Thomas ci stava raccontando non la storia di Eileen , ma la storia di come la vita sia capace di spiazzarci, di condurci in direzioni totalmente opposte a quelle che ci eravamo prefigurati, di come da un momento all’altro possano apparirci futili i desideri che abbiamo strenuamente coltivato, e di come sia importante poterci fino all’ultimo riconoscere nelle nostre scelte, nei nostri comportamenti. Molto belli i personaggi di Connell, il figlio unico di Eileen e di Ed, sempre incerto se sorreggere i suoi o allontanarsi il più possibile da loro, e quello di Sergei, ingegnere russo emigrato negli Stati Uniti che tutto quello che fa lo fa in modo serio e coscienzioso. Si chiude il libro turbati e commossi: pochi scrittori hanno raccontato la realtà della vita matrimoniale come ha fatto qui Matthew Thomas. Il 23 giugno alle 21 Thomas sarà a Piazza del Campidoglio. Io ho la fortuna di incontrarlo il giorno dopo davanti a una telecamera.  

2 commenti:

babalatalpa ha detto...

Non mi è dispiaciuto però l'ho trovato esageratamente prolisso. Forse una sforbiciata avrebbe giovato.

volevoesserejomarch ha detto...

che bello che Matthew Thomas abbia lettori, temevo di essere in scarsa compagnia!