lunedì 29 giugno 2015

questa pazza voglia di condivisione

proprio io, sempre pronta a descrivere ogni mia emozione sul blog e a documentare ogni mio momento felice su Facebook, non dovrei stupirmi del desiderio di condivisione che mi circonda. Eppure mi colpisce lo straripare di questo desiderio. Un esempio: l'insegnante di ginnastica crea un gruppo su whatsup. Nel caso lei abbia un impedimento, serve ad evitarci l'uscita di casa alle sette di mattina, o prima. Le allieve entusiaste si appropriano del gruppo. Prima lo usano per lamentarsi di dolori post allenamento, poi una inserisce una sua foto in ghingheri, un'altra la foto del piatto che sta per mangiarsi, un'altra ancora racconta gli esiti di una gara del figlio. Il problema è che a tutte le ore il telefono vibra stracolmo di commenti a queste esternazioni. Dai gruppi si può sempre uscire. Sarei tentata di farlo (quando sono al cinema, per esempio, sentire il telefono sussultare, mi agita parecchio: da una parte penso, sono quelle della ginnastica, dall'altra, è successo qualcosa di grave, mi stanno cercando). Se esco, perdo le comunicazioni sull'allenamento e faccio la figura della snob. Se non esco, mi stresso. Bei tempi quando non si condivideva.

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