giovedì 30 luglio 2015

l'uomo più accudito del mondo

ha la pancia squarciata in lungo e in largo papà, ma a parte questo, a meno di un mese dall'operazione, gode di buona salute. Domani si mette in macchina (alla guida non ancora, ma poco ci manca) e va al mare (chissà quanto resisterà lontano dalla spiaggia). In questo periodo non è stato mai solo: una girandola di donne, alcune più assidue di altre, lo hanno amorevolmente accudito.  Ultima ma non meno efficace, mia sorella Isabella che ha dismesso i panni di manager americana in carriera per vestire quelli di badante e autista italiana: da cinque giorni non fa che cucinargli pasta in bianco e mele cotte, subendo con pazienza i suoi rimbrotti (troppo acqua nella pentola, la mela va fatta a pezzi e non messa a cuocere tutta intera) e portarlo in giro quando vuole qualcosa. Essere circondato da amore è una consolazione non da poco.

mercoledì 29 luglio 2015

complicazioni estive

mi scrive mia sorella dall'Etiopia, devo preoccuparmi per quello che leggo sul blog? Lì per lì non capisco a cosa si riferisca, poi mi ricordo di aver accennato a possibili turbe di mio marito (che sono turbe mie, che come sempre gli trasferisco). È che sono proprio arrivata: mancano due giorni alla chiusura del montaggio della puntata su Fitzgerald e oltre a continuare a lavorare intensamente nel caldo asfissiante, combatto su più fronti familiari. La spina nel fianco del figlio che ha trovato in Australia la terra promessa; la figlia che torna da Lisbona, parte per l'Elba e mi tormenta perché vuole che le organizzi un corso di cinema in Inghilterra (oltre a pagarglielo, devo pure trovarlo, e all'ultimo minuto). Doveva essere un'estate semplice semplice senza figli, ma i figli lontani o vicini il loro spazio se lo prendono tutto.

martedì 28 luglio 2015

fine degli amori

il marito ha sempre amato le barche. La prima se l'è comprata che era ancora un ragazzino: un gommone monoposto acquistato con i suoi risparmi, che caricava sul camper dei suoi per poterci andare a pesca. Sperava di trasmettere ai figli questa sua passione; non c'è riuscito, nonostante li abbia portati a Ponza quando erano piccolissimi (o forse proprio per questo). Ora però l'amore sembra essersi esaurito. Mentre guida la sua barca non ha più l'espressione rilassata e felice che aveva fino all'anno scorso. Gli scoccia spendere tutti i soldi di manutenzione, rimessaggio, porto; non scruta più il mare sperando in condizioni meteo favorevoli. Vorrebbe venderla ma il mercato è fermo, nessuno compra più barche. Visto che ce l'abbiamo, ci tocca passarci sopra le vacanze. A me fa piacere: barca, mare, libro continuano a sembrarmi il massimo del relax. Ma con un capitano riluttante come sarà navigare? e se invece di essersi stufato della barca, si fosse stufato di me?

domenica 26 luglio 2015

the wonderful young man

ho scritto una mail a Sharon, la signora australiana che ospita il figlio per questi tre mesi, ringraziandola della bella accoglienza che ha ricevuto. Mi ha risposto dicendo che lui è diventato facilmente e velocemente parte della loro famiglia e che dovremmo essere orgogliosi di questo "meraviglioso giovane". Ma al meraviglioso la sua mamma non manca per niente? 

La verità e altre bugie


perché Henry Hayden, il protagonista del molto lodato La verità e altre bugie (tradotto da Alessandra Petrelli per Marsilio) più che un cattivo mi è parso un balordo? Era questo il risultato a cui mirava l’autore, Sascha Arango? Il thriller si apre con la più classica delle situazioni: Henry è in macchina con la sua amante ed editor, Betty, e lei gli sta mostrando l’ecografia del loro bambino, un bambino che lui non desidera affatto. Henry non ama Betty; se per questo, non ama neppure la moglie Martha, ma Martha scrive i libri che lui firma e che lo hanno reso ricco e famoso. Henry promette a Betty che parlerà con Martha e non lo fa. Le due donne muoiono di morte violenta (ci giochiamo subito il personaggio di Martha che è il più interessante e misterioso, mentre subiamo a lungo quello della bella petulante). Spunta un compagno di orfanatrofio di Henry che lo odia dai tempi in cui lui gli ha spaccato due denti solo per avere il letto di sopra (è quello che conosce meglio Henry, e ci immaginiamo che possa essere molto pericoloso per lui, ma si neutralizza da solo andando a sbattere con le macchina). Se da bambino Henry era un temibile bullo e da grande s’improvvisa assassino, ha però gesti di grande generosità (mantiene il pescivendolo amico suo, senza fargli sapere che passa soldi a sua moglie) e addirittura di eroismo (salva la vita al tizio che lo pedinava senza pensarci un attimo). Non manca il poliziotto finto tonto che collega i due delitti e non viene ascoltato. Sascha Arango, che fino a questo romanzo aveva fatto lo sceneggiatore, gioca con gli stereotipi del genere; ne vien fuori un libro che si legge d’un fiato e si dimentica altrettanto facilmente.   

sabato 25 luglio 2015

Reykjavík Café


Hervör, che si è laureata in economia, va a letto con il suo professore; come insegnante lo trovava patetico, ma come uomo carino. Lui va a casa sua per dirle che si è innamorato della sua personal trainer e che devono lasciarsi. Mía sta da cinque anni con Daniel; lui dopo la laurea è diventato un brillante avvocato, mentre lei grazie ai suoi studi antropologici non ha trovato che impieghi da commessa. Dopo un periodo di nervosismo e assenze, Daniel le rivela la fine del loro amore: una collega con le orecchie a sventola e il culo come “due uova sode avvolte in un fazzoletto” lo ha conquistato. Silja è sposata con il dongiovanni Baldar; una notte, tornando a casa dopo il turno di medico al pronto soccorso, vede una bionda uscire dalla sua camera da letto (dentro la camera c’è suo marito ubriaco). La sciroccata Karen vive con i nonni, a cui è molto legata, e di notte rimorchia ogni volta uomini diversi, finché non incontra un affascinante campione di pallamano che perde la testa per lei (peccato che sia il fratello di Silja e che Karen sia la bionda della camera da letto). I destini di queste quattro ex ragazze si incrociano nelle strade ghiacciate di Reykjavík, nel bar in cui una di loro lavora e alle altre capita di entrare a prendere un caffè. Un libro sull’essere lasciate e sulle meravigliose prospettive che si possono aprire dopo questa dolorosa esperienza se la si affronta con umorismo e con un po’ di fortuna. Rinfrescante (per l'ambientazione) e rigenerante. Reykjavík Café, scritto da Sólveig Jónsdóttir, tradotto da Silvia Cosimini è uscito da Sonzogno.

giovedì 23 luglio 2015

stanchissima

questi ultimi giorni di montaggio mi stanno uccidendo. Speravo di prendere fiato dopo aver finito la puntata su Moravia, ma la mia capa ha deciso che taglio bene e quindi mi dovrò occupare anche di quello che ha registrato su Fitzgerald. Il proprietario del montaggio nel frattempo è diventato uno stecchino, roso dalle preoccupazioni economiche e dalla battaglia legale contro la rai; le salette sono sempre più sporche e abbandonate, il montatore sempre più svogliato e nervoso. Mi alzo la mattina esausta per la battaglia con il condizionatore (senza si muore di caldo, con il condizionatore mi sveglio con il mal di gola) e trovo i messaggi del figlio che mi provoca chiedendo di restare in Australia a finire il liceo. La figlia è partita per Lisbona con le amiche (beata lei). Nota comica della giornata: vado a trovare mio padre convalescente e assisto all'incontro tra l'amica di cinema e l'insegnante di tedesco, con la prima che scruta la seconda in cagnesco, meravigliata dal fatto che si tratta di una bella ragazza. Ottantasei anni venerdì prossimo, plurioperato, e c'è ancora chi è geloso di lui. Ora dovrei ancora fare delle cose di lavoro. Aiuto.

mercoledì 22 luglio 2015

Giovani si diventa


una bella idea di fondo (una coppia di quarantenni annoiati dai coetanei tutti presi dai loro bebè che si rivitalizza a contatto con una coppia di ventenni), attori bravi e credibili (oltre a Ben Stiller e Naomi Watts, l’Adam Driver di Hungry Hearts, qui in un ruolo molto più sfrontato). Il film di Noah Baumbach procede però a singhiozzo: una scena ben riuscita, una moscia e prevedibile. Che i giovani siano degli approfittatori e dei rampanti, dietro la facciata di svagatezza, è chiaro sin dall’inizio, ma solo allo spettatore; la coppia adulta dovrà toccare con mano il cinismo dei nuovi amici per smettere di idealizzarli. Mentre i personaggi dei due uomini sono tagliati con l’accetta (puro e testardo il documentarista maturo, disposto a tutto il giovane emergente), le due donne restano più nell’ombra e lasciano più margini alla fantasia di chi guarda. Poteva essere meglio Giovani si diventa, ma non mi dispiace averlo visto.

mi faccia un'altra domanda

c'è la gioia per la figlia che ha affrontato con impegno crescente il primo anno di università portando a casa  ben sei esami - più un esonero - con la media dignitosa del ventisei, ma c'è anche l'ammirazione per la natura combattiva che la contraddistingue. Oggi aveva diritto pubblico. Ha cominciato malissimo con un assistente fetente che le ha dato diciannove. Il professore, a cui spettava l'ultima domanda, ha storto il naso di fronte a questo voto, e le ha detto, quindi non hai studiato. Lei gli ha risposto, non è vero, mi interroghi. Lui è salito a ventiquattro. Lei ha rilanciato, mi faccia un'altra domanda. Se è uscita da quell'aula con ventisei lo deve alla sua grinta. Che invidia.

martedì 21 luglio 2015

effetti del caldo

ritrovarmi alle nove davanti a una porta chiusa e ricevere una telefonata del montatore, arrivo con mezz'ora di ritardo perché stanotte non sono riuscito a chiudere occhio, è niente rispetto a sentire la voce affannata di mio padre fiaccato dal clima torrido. È sopravvissuto all'operazione, vuole morire di caldo? Un condizionatore glielo metterebbero in una mattina, lui è convinto che passerà, che la sua casa è fresca. Sogno l'Islanda.

domenica 19 luglio 2015

le miniere di Montevecchio

andando via da Piscinas, abbiamo deciso di fare il giro lungo; invece di passare per Arbus come all'andata, ci siamo inerpicati lungo la strada che va sul Monte Arcuentu. Strada molto dissestata all'inizio -alla povera twingo a noleggio è toccato persino guadare un fiumiciattolo - ma molto panoramica, tra la splendida costa con l'alternarsi di spiagge e di rocce e la montagna verdissima. Alle due eravamo a Montevecchio, per visitare l'ex miniera di piombo e di zinco. La visita guidata partiva alle tre e mezza e avevamo l'aereo da Cagliari; abbiamo dovuto scegliere tra i quattro tour disponibili: quello del pozzo principale, quello delle officine meccaniche, quello della sontuosa villa padronale e quello delle case dei minatori e le stalle. Abbiamo scelto quest'ultimo. La guida, una ragazza competente e battagliera, è salita in macchina e noi l'abbiamo seguita fino al luogo spettrale in cui dall'Ottocento alla fine del Novecento i minatori, a due passi da casa, si calavano nel cuore della terra per estrarre minerali polverosi (e terribilmente nocivi, ma questo si è scoperto dopo). Ci ha raccontato delle inumane condizioni di lavoro (si veniva pagati a cottimo e quindi si tendeva a star giù nei pozzi anche dodici ore di fila; i bambini erano molto richiesti perché adatti ai passaggi stretti; le donne in superficie, sotto il sole o la pioggia, separavano le pietre buone da quelle cattive a piedi scalzi perché non rubassero) e di vita (le case a vederle ora hanno un gran fascino con i camini, i letti di ferro battuto, le culle di legno, ma in una stanza dormivano anche in otto-dieci, non c'era acqua corrente e il bagno era un buco che scaricava direttamente nella stalla dei muli). Questa breve vacanza ci ha fatto scoprire una Sardegna diversa, che vale la pena di esplorare e di godere.

il prolungamento

quando il figlio è partito per l'Australia avevo due paure: la prima era che si trovasse male e la seconda che si trovasse troppo bene. Il tema del nostro scambio di messaggi di oggi è stato il prolungamento della sua permanenza, ossia l'avverarsi della seconda delle mie paure. In realtà è troppo presto per avanzare una richiesta del genere - è lì solo da una settimana - e mi fa solo piacere che sia contento e si sia ambientato. Ci sentiamo quasi tutti i giorni quando io mi sveglio e lui è alla fermata dell'autobus dopo la scuola. Ha fatto la prima lezione di surf e domani farà la prima di pallanuoto, è in pari con il programma di matematica, mentre arranca un po' su fisica, segue i corsi di falegnameria, cucito e cucina. Ha fatto amicizia con un brasiliano che abita vicino a lui e con un ragazzo e una ragazza tedeschi. Si lamenta solo del freddo, ma pare che lì non duri più di due settimane. Speriamo che continui così e che a fine settembre gli venga un po' di sana nostalgia di casa.

sabato 18 luglio 2015

Le vedove del giovedì

protagonista del romanzo Le vedove del giovedi più che una persona è un quartiere. Siamo a Buenos Aires all'inizio del 2000 e i ricchi spaventati dalla crisi economica e dalla criminalità si rifugiano ad Altos de la Cascada, un posto esclusivo in cui si gioca a golf, a tennis, si va in piscina, e si hanno quindici sorveglianti di giorno e ventidue di notte. Gli abitanti del quartiere finiscono per fare vita sociale tra loro: gli uomini si concentrano sullo sport e sulle carte, le donne si dedicano ai giardini e agli incontri di beneficenza. Il romanzo si articola in varie voci; la principale è quella di Virginia, che per sostenere la famiglia fa l'agente immobiliare e quindi conosce i segreti di ogni casa e di chi ci vive dentro. Mariti fedifraghi, mariti che picchiano le mogli, mariti che umiliano le mogli: a la Cascada  c'è un bel concentrato dei vizi delle classi abbienti. Si salvano due ragazzi, Juani, il figlio di Ronie e Virginia, che già in quinta elementare scandalizza la maestra raccontando in un tema le perversioni del vicino spiate dalla finestra, e Ramona, in aperto contrasto con la madre adottiva che si vergogna della sua pelle scura e persino del suo nome; scopo di entrambi è andarsene da lì al più presto. In apertura di libro si parla di tre uomini annegati in una piscina e alla fine il mistero di queste morti viene svelato, ma a restare impresso nel lettore è soprattutto il senso di claustrofobia che Claudia Piñeiro costruisce pagina dopo pagina. Pubblicato una prima volta dal Saggiatore, ora Le vedove del giovedì viene riproposto da Feltrinelli, sempre nella traduzione di Michela Finassi Parolo.

venerdì 17 luglio 2015

Il talento del cuoco

Zurigo, tra il 2008 e il 2009. Un giovane rifugiato tamil con la passione per la cucina, Maravan, fa amicizia con Andrea, una cameriera carina, che è l'unica a non disprezzarlo nel ristorante in cui lavorano (in realtà lui vorrebbe fidanzarsi con lei, ma lei gli chiarisce che le piacciono solo le donne). I due, una volta licenziati, mettono su un servizio di catering denominato "Love food": nessuna coppia, etero o omosessuale può resistere ai curry che Maravan ha imparato a cucinare dalla sua prozia. Può sembrare una trama sciocchina, ma non c'è nulla di sciocco nel romanzo dello svizzero Martin Suter, che descrive con grande precisione e un pizzico di perfidia l'atteggiamento della sua rispettabile patria nei confronti dei rifugiati politici (sguatteri a basso costo), i problemi sessuali dei grandi manager (fissati con le prostitute d'alto bordo, anche se impotenti, o quasi), gli affari fatti sulla pelle del terzo mondo (il traffico di vecchie armi che alimenta la guerra in Sri Lanka). Maravan, con la sua inesauribile creatività, la gentilezza, l'affetto per i familiari lontani, le meravigliose ricette (riportate in fondo al libro, ma magari essere capaci di riprodurle!) è uno di quei personaggi che non si dimenticano. Bravo Suter. Tradotto da Emanuela Cervini, è uscito nel 2012 per Sellerio.

la stanza tra le dune

l'impiegato dell'avis di Cagliari, consegnandoci la chiave della twingo, c'era andato giù pesante. Andate a Piscinas? Bello, la strada però è sterrata e scoscesa per diversi chilometri, piena di animali selvatici, non va fatta al buio, attraversano i cervi. Erano le sette di sera e c'eravamo un po' spaventati. Alle nove eravamo già a cena, una meravigliosa cena sarda con fregola, salumi, formaggi, costolette di maiale, sorbetto al mirto, amaretti... La strada, in effetti perigliosa nell'ultimo tratto, attraversa una bellissima macchia mediterranea. Qua e là spuntano resti delle case dei minatori ed edifici ristrutturati. L'albergo in cui ci troviamo alla fine dell'Ottocento era un magazzino minerario: un posto che ti fa sentire lontano dal mondo, tra alte dune di sabbia a pochi passi dal mare. Più di così non potevo staccare.

giovedì 16 luglio 2015

penne all'olio

quando con papà abbiamo visto il suo vassoio del pranzo ci siamo emozionati come di fronte a un banchetto regale. C'erano un grosso piatto di penne al l'olio e un'abbondante porzione di platessa in padella. Chi avrebbe mai immaginato che a una settimana dall'operazione avrebbe mangiato così? Parto più leggera per il mio week end sardo. Stamattina con papà siamo stati insieme a lungo e, per la prima volta in questi giorni, abbiamo sfiorato il litigio. Argomento del contendere era il suo viaggio a novembre in Laos e Cambogia. Per lui rappresenta la prova che l'operazione è riuscita, che è di nuovo quello di prima. Per me un rischio inutile. Ha voluto persino consultare in proposito l'aiuto chirurgo, il giovane altissimo e pallidissimo, che ha provato diplomaticamente a rimandare a settembre il verdetto. Insomma: felicità per questa rapida ripresa, ma fine dell'idillio tra noi (lui ricomincia con il suo giovanilismo esasperato e io ricomincio con le mie preoccupazioni.)

mercoledì 15 luglio 2015

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin è una fiaba concreta: è una fiaba perché c’è un giovane eroe che deve affrontare una terribile prova ed è dotato di poteri straordinari (comunica con gli uccelli e con gli umani attraverso i suoi fischi) ed è concreta perché rifugge dalle astrazioni e il padre dell’eroe viene presentato sul bidè intento a sciacquarsi con l’idrolitina e la madre in una nuvola di farina mentre prepara la pasta. Ma La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin è soprattutto un libro sul potere delle parole, sulla creatività della lingua, sul piacere di esprimersi, e sulla varietà della comunicazione. Enrico Ianniello racconta una coppia molto unita e un figlio che cresce sperimentando l’amore. Racconta l’Irpinia, il terremoto, la Napoli meno conosciuta; fa sfilare intorno al suo protagonista un sindacalista suonatore, un etnologo francese, un cieco per scelta, costruendo  una galleria di personaggi trasfigurati dall’immaginazione. È un libro generoso di idee, di sentenze, di spunti narrativi La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin. Il suo autore l’avevo incontrato quattro anni fa al suo esordio nei panni di un commissario in Un passo dal cielo. Mi aveva parlato molto infervorato del suo ruolo e di Terence Hill; la serie televisiva ha avuto un grosso successo, sono arrivati, credo, alla terza edizione. Poi l’ho visto in Mia madre di Nanni Moretti. Vediamo se in questo luglio bollente riesco a intervistarlo nei panni di scrittore.

martedì 14 luglio 2015

il figlio eccezionale


che fai se vedi una coppia di amici tutta dedita a coltivare i talenti del figlio? Di per sé non sarebbe una cattiva cosa: due persone ne amano una terza, vogliono per lei il massimo e si prodigano affinché impari, sperimenti, allarghi i suoi orizzonti, si diverta insieme a loro. Il problema è che, secondo me, il figlio non ha tempo per annoiarsi, perdere tempo, cercare i propri simili, intralciato com’è in questo dalla compagnia di adulti iperstimolanti. Io i genitori li vedo bene sullo sfondo.