lunedì 6 luglio 2015

a casa Moravia

la prima volta che ho messo piede in casa Moravia (la casa di Alberto Moravia, al numero 1 del Lungotevere della Vittoria è un museo e si può visitare un sabato al mese) mi sono sentita un'intrusa. È una bella casa piena di libri con affaccio sul Tevere, e non ha nulla di museale; visitando lo studio, il salone pieno di quadri e di dischi, la camera da letto, la terrazza, ti aspetti di vedere comparire da un momento all'altro il proprietario. Oggi ci abbiamo passato la giornata, prima in compagnia di Raffaele Manica, poi di Dacia Maraini. Dovevamo realizzare due puntate di Storie della Letteratura, una su Moravia, appunto, e una su Pasolini. Mi ha colpito in particolare l'affetto con cui Dacia Maraini ha parlato del suo amico Pierpaolo. Sono passati quarant'anni dalla sua morte e lei ne parlava come se fosse avvenuta ieri. Ha raccontato diversi episodi su di lui, più o meno noti, ma era visibile la sua emozione nel farli riemergere dalla memoria. Pasolini che le cadeva in grembo in preda a un malore e si aggrappava a lei come a una madre; la madre di Pasolini che quando lei andava a trovarla dopo la morte di lui, preparava tre tazzine di caffè e faceva finta che lui fosse in giardino; Pasolini e la Callas, che si era innamorata di lui e sperava di fargli "passare" l'omosessualità; il lavoro insieme a Pasolini sulla sceneggiatura del Fiore delle mille e una notte fatto in tre settimane a Sabaudia dalle sei di mattina a notte fonda senza mai andare al mare; la notizia della morte di Pasolini che l'aveva raggiunta a Rimini in una giornata bruttissima con il mare in tempesta. Faceva un caldo spaventoso a casa Moravia oggi: Raffaele Manica è uscito dall'intervista come da una doccia prolungata; Dacia si faceva aria con un ventaglio e parlava parlava con il suo tono sorridente e pensoso. (Se la casa e la sua grande biblioteca sono aperte al pubblico è  grazie alla generosa donazione fatta al Comune di Roma da lei e Carmen Llera, le due eredi di Moravia.)

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