giovedì 2 luglio 2015

con Miriam

oggi attraversare Roma alle quattro di pomeriggio era piacevole come entrare in un forno a legna. Arrivata nei pressi di Campo di Fiori, ho cominciato ad agitarmi perché dell'hotel di Miriam Towes non sembrava esserci traccia. Dopo un breve vagare ho individuato il portoncino giusto, sono salita su per gli stretti gradini e ho chiesto alla tipa della reception se poteva chiamare la scrittrice. Mi ha indicato la porta di fronte a lei. Miriam è apparsa a piedi scalzi e voleva farmi entrare nella sua stanza. Si è messa le scarpe e siamo salite al piano di sopra, nel salottino, dove il suo compagno, un ragazzone biondo di bell'aspetto, stava davanti a un computer. Lui ci ha salutato e se n'è andato. Miriam è una di quelle persone che da adulta conserva la schiettezza dello sguardo che doveva avere da bambina. Abbiamo parlato dei Miei piccoli dispiaceri, della sua scrittura che muove da materiali autobiografici per rivisitarli con la libertà della narrativa, e del tema del suicidio, che rischiava di allontanare i lettori e invece ne ha conquistati molti, grazie al modo diretto e originale con cui lei lo affronta. Lei parlava e io sudavo; ma ne è valsa la pena.

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