domenica 26 luglio 2015

La verità e altre bugie


perché Henry Hayden, il protagonista del molto lodato La verità e altre bugie (tradotto da Alessandra Petrelli per Marsilio) più che un cattivo mi è parso un balordo? Era questo il risultato a cui mirava l’autore, Sascha Arango? Il thriller si apre con la più classica delle situazioni: Henry è in macchina con la sua amante ed editor, Betty, e lei gli sta mostrando l’ecografia del loro bambino, un bambino che lui non desidera affatto. Henry non ama Betty; se per questo, non ama neppure la moglie Martha, ma Martha scrive i libri che lui firma e che lo hanno reso ricco e famoso. Henry promette a Betty che parlerà con Martha e non lo fa. Le due donne muoiono di morte violenta (ci giochiamo subito il personaggio di Martha che è il più interessante e misterioso, mentre subiamo a lungo quello della bella petulante). Spunta un compagno di orfanatrofio di Henry che lo odia dai tempi in cui lui gli ha spaccato due denti solo per avere il letto di sopra (è quello che conosce meglio Henry, e ci immaginiamo che possa essere molto pericoloso per lui, ma si neutralizza da solo andando a sbattere con le macchina). Se da bambino Henry era un temibile bullo e da grande s’improvvisa assassino, ha però gesti di grande generosità (mantiene il pescivendolo amico suo, senza fargli sapere che passa soldi a sua moglie) e addirittura di eroismo (salva la vita al tizio che lo pedinava senza pensarci un attimo). Non manca il poliziotto finto tonto che collega i due delitti e non viene ascoltato. Sascha Arango, che fino a questo romanzo aveva fatto lo sceneggiatore, gioca con gli stereotipi del genere; ne vien fuori un libro che si legge d’un fiato e si dimentica altrettanto facilmente.   

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