mercoledì 15 luglio 2015

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin è una fiaba concreta: è una fiaba perché c’è un giovane eroe che deve affrontare una terribile prova ed è dotato di poteri straordinari (comunica con gli uccelli e con gli umani attraverso i suoi fischi) ed è concreta perché rifugge dalle astrazioni e il padre dell’eroe viene presentato sul bidè intento a sciacquarsi con l’idrolitina e la madre in una nuvola di farina mentre prepara la pasta. Ma La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin è soprattutto un libro sul potere delle parole, sulla creatività della lingua, sul piacere di esprimersi, e sulla varietà della comunicazione. Enrico Ianniello racconta una coppia molto unita e un figlio che cresce sperimentando l’amore. Racconta l’Irpinia, il terremoto, la Napoli meno conosciuta; fa sfilare intorno al suo protagonista un sindacalista suonatore, un etnologo francese, un cieco per scelta, costruendo  una galleria di personaggi trasfigurati dall’immaginazione. È un libro generoso di idee, di sentenze, di spunti narrativi La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin. Il suo autore l’avevo incontrato quattro anni fa al suo esordio nei panni di un commissario in Un passo dal cielo. Mi aveva parlato molto infervorato del suo ruolo e di Terence Hill; la serie televisiva ha avuto un grosso successo, sono arrivati, credo, alla terza edizione. Poi l’ho visto in Mia madre di Nanni Moretti. Vediamo se in questo luglio bollente riesco a intervistarlo nei panni di scrittore.

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