mercoledì 8 luglio 2015

l'operazione

ieri è stata una giornata molto lunga. Papà doveva essere operato alle tre e mezza, è entrato in sala operatoria dopo le cinque. Era di ottimo umore, scherzava con infermieri e dottori (alla giovane anestesista dagli occhi azzurri si è messo a raccontare la storia della sua vita prendendo spunto dai vari interventi chirurgici subiti in passato). Ci ha aiutato a passare il tempo mio figlio, venuto a salutare il nonno prima della partenza (intimidito dall’atmosfera della clinica, ha deposto le arie da duro che si dà di solito ed è tornato il ragazzo mite e affettuoso che è). Il momento più brutto è stato quando, dopo essere state rassicurate sulla riuscita dell’operazione dal chirurgo, abbiamo visto papà uscire in barella dall’ascensore con il volto impietrito, una maschera di sofferenza.  Fuori dalla rianimazione sentivamo i suoi ahi ahi, e le voci degli infermieri che cercavano di calmarlo. Sono stata accanto a lui pochi minuti e vederlo così provato mi ha impressionato parecchio; Virginia stava peggio di me. Per fortuna era arrivata dalla Svizzera mia sorella Maddalena, energica e positiva come noi non riuscivamo più a essere. Papà ha avuto una notte faticosa con grandi dolori iniziali. Stamattina alle otto era di nuovo lui. Con un filo di voce ha chiesto all’infermiera della rianimazione come si chiamava e le ha fatto un complimento. Gli ho fatto il resoconto di tutte le telefonate che ha avuto e gli ho strappato un sorriso. Il medico ha dato uno sguardo alla ferita, ha elencato i pezzi che gli ha tolto, ha detto che tornerà presto in stanza. Sono stata assente dal lavoro un giorno ma mi sembra di essere atterrata da un altro pianeta. E stasera c’è anche l’accompagnamento del figlio a Fiumicino.

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