domenica 30 agosto 2015

I milanesi ammazzano al sabato

che bella scoperta Scerbanenco! Reduce da diverse letture così e così non mi è parso vero tuffarmi in un giallo italiano scritto benissimo, in cui il povero padre camionista, il giovane pappone meridionale, l'albergatore di Lodi stufo del cugino criminale, la maîtresse, il barista sono descritti talmente bene che al lettore sembra di averli davanti, di scrutarne le fisionomie, di ascoltare le loro voci ricche di inflessioni dialettali. La storia è trucida: Donatella, una ragazza di ventott'anni dal fisico statuario e dal cervello di una bambina, viene rapita, e tempo dopo trovata dentro un covone di paglia, bruciata viva. Amanzio, il padre che se ne prendeva cura a metà tra badante e carceriere (la ragazza aveva un debole per gli uomini e lui doveva cercare di tenerli alla larga per proteggerla), è fuori di sé per la disperazione. Duca Lamberti, l'ispettore di polizia e medico, di cui devo assolutamente leggere altre avventure, prende in carico il caso e lo risolve (ma una lettera anonima, un attimo prima che ci arrivi Lamberti, svela il mistero al padre della vittima). I milanesi ammazzano al sabato è uscito nel 1969. Non è invecchiato per niente.

Viviane Élisabeth Fauville

pur essendo molto breve il romanzo della francese Julia Deck mi ha spazientito. La sua protagonista, Viviane, giovane madre in carriera, avrà o non avrà ucciso il suo analista, colpevole di trattarla con sufficienza e di non risolvere i suoi problemi? Viviane Élisabeth Fauville mi è parso un esercizio di stile: una donna che ha problemi di memoria e una bambina di pochi mesi si ritrova sola ed è convinta di essere un'assassina; cambiano i punti di vista, si raccontano i suoi incontri con l'ex marito, con la moglie dell'analista, con la collega che ha preso il suo posto, tutto in preparazione del finale a sorpresa. Viviane non è molto simpatica; nessuno nel libro lo è. Perché il mio amico Francesco mi ha raccomandato questo libro con tanto entusiasmo?

meglio Zannone

le Pontine sono una più bella dell'altra, ma mentre a Palmarola e Ponza a fine agosto si concentra il peggio della ricca borghesia romana, ansiosa di farsi vedere e sentire (stereo delle barche a mille, urla e schiamazzi), Zannone attira solo gli amanti del mare. È lì che stamattina abbiamo trovato rifugio, scappando dall'arco naturale di Ponza, dove avevamo passato la notte. C'era una splendida luna piena e anche i nostri poveri maccheroni al tonno ieri sera sono stati nobilitati dall'atmosfera. Ma già dalle nove di mattina sembrava di essere in un bar dei Parioli, con gommoni che si attaccavano a yacht e barche a vela e tutto un levarsi di grida. Non eravamo soli a Zannone; la gente che c'era però era impegnata a guardar giù con la maschera, a pescare o a prendere il sole sui sassi neri delle due spiaggette. Un'altra vita. Ora stiamo tornando, pianissimo, senza alcuna fretta.

sabato 29 agosto 2015

Ricordami così

il tema della scomparsa è molto sfruttato in letteratura, l'angoscia di chi resta di punto in bianco senza notizie di una persona amata è stato esplorata in diversi romanzi americani. In Ricordami così, Bret Anthony Johnston, dopo aver raccontato la disperazione di una famiglia   a cui è stato sottratto un ragazzino di undici anni, descrive il suo ritrovamento fortuito dopo quattro anni, e il terribile sforzo per ricostruire un equilibrio familiare. Johnston sceglie di lasciare in ombra la figura di Justin, il rapito (il suo atteggiamento mite ed educato con i suoi mi è parsa la parte meno convincente del libro) e si concentra sui personaggi della madre, del padre, del fratello minore e del nonno per descrivere le loro reazioni al susseguirsi di eventi traumatici. È un libro molto americano Ricordami così: da un certo punto in poi l'ossessione di tutti i familiari diventa la sorte del rapitore, si spera nella pena capitale, si inorridisce per la sua libertà condizionata, si elaborano piani per eliminarlo (d'altra parte siamo in Texas, come poteva essere diversamente?). La tensione narrativa è molto alta nella parte iniziale e in quella finale, mentre ristagna un po' al centro, quando i Campbell tentano di tornare a una sorta di normalità e si scontrano ognuno con i propri fantasmi. L'autore dirige il dipartimento di scrittura creativa di Harvard; la sua prosa incisiva (tradotta benissimo da Federica Aceto per Einaudi), non ha una parola di troppo. All'inizio mi aveva conquistato, poi mi sono raffreddata un po', è un libro più intelligente che sincero.

a Palmarola

da Ponza stamattina presto ci siamo spostati a Palmarola. Acqua ancora più limpida, barche all'ancora. Silenzio. La figlia, che ieri ci aveva bombardato di foto del British e della Tate, oggi tace. È andata in discoteca con la sua amica Lucrezia e ora staranno ancora dormendo. Il figlio ha provato debolmente a protestare per il rientro fissato per fine novembre (gli altri prendono l'aereo qualche giorno dopo), poi ha capito che non era aria e si è placato. Papà oggi sperimentava una nuova dama di compagnia (di una badante non ha alcun bisogno), chissà come sta andando. Ho quasi finito il mio nuovo libro, sprofondando nell'incubo di una famiglia che prima perde un figlio poi lo ritrova ferito dentro. Credevamo così poco in questa gita di tre giorni che ci siamo portati limitate scorte di cibo. Possiamo sempre consolarci pensando all'aragosta che ieri sera dominava i nostri piatti sotto la pagliarella di Cala Feola, dove siamo sbarcati con il gommoncino (un posto un po' zozzo dove cucinano spaghetti con i crostacei per un pubblico di velisti dall'aria falso trasandata e dal portafogli pieno). Se siamo fortunati oggi riusciamo a raggiungere O' Francese, l'unico ristorante di Palmarola, se no pasta al tonno. Nel frattempo altre due o tre nuotate e le ultime pagine del libro. Non sono pronta a tornare indietro domani.

venerdì 28 agosto 2015

Aquarium

Marcelo Figueras è uno scrittore e giornalista argentino. In Israele nel 2000 per seguire l'Intifada ha avuto l'idea di un romanzo con protagonisti di diversa nazionalità, ambientato in questo paese e incentrato su due coppie innamorate. Si amano pur comunicando a stento il protagonista Ulises, venuto a Tel Aviv dall'Argentina alla ricerca dei due figli, che la moglie gli ha portato via, e Irit, un'artista belga che lo salva dall'aggressività dei militari, resi sospettosi dal suo aspetto. Si amano moltissimo anche David e Miriam, una coppia di americani che cerca in Israele un nuovo inizio dopo aver perso il figlio appena nato. L'acquario di Tel Aviv e in particolare la vasca del narvalo è il luogo dove Irit incontrerà David, una volta che tutti i drammi del libro si saranno consumati. Con loro ci sarà Danny, ragazzino palestinese, rimasto orfano e deciso ad esprimersi solo attraverso i disegni. Figueras costruisce un romanzo ambizioso sul tempo presente, la violenza che lo connota, le parole che risultano impotenti. Inserisce anche la sua voce di narratore, che commenta le azioni dei personaggi, suggerisce ascendenti letterari (da Milan Kundera a Elizabeth Bishop, da Oliver Sacks a Lewis Carrol e Harumi Murakami) e colonna sonora di sottofondo. Interessante, non del tutto convincente. Esce ora nella traduzione di Gina Maneri per L'Asino d'oro edizioni.

ce l'abbiamo fatta

al terzo tentativo quest'anno ce l'abbiamo fatta e siamo arrivati a Ponza. Mare piatto e trasparente, l'alta scogliera grigia che prima di incontrare la spiaggia diventa gialla e marrone, si frange in piccole grotte. Cespugli e fichi d'India abbarbicati sul poco di terra portato dal vento. Solo lo sciabordio della barca. Tre giorni tutti per noi. Niente porto, non c'è posto per ormeggiare, ci accontenteremo dell'ancora. A me ha fatto bene tornare al lavoro, concentrarmi sulla puntata che gireremo a Barga ad ottobre; ha allontanato il ricordo di un'estate che non è mai decollata. A Roma con il marito ci siamo visti poco; ora condividiamo uno spazio ridotto: per me è la situazione più distensiva che io conosca, per lui non lo so. La fede, comunque, non me la sono ancora rimessa.

giovedì 27 agosto 2015

Viaggio a Tokyo

si svolge quasi tutto in interni dalle forme geometriche Viaggio a Tokyo di Ozu Yasujiro. Della città vediamo una ciminiera e una collina, eppure i coniugi Hirayama, partendo dal loro paese di mare pregustavano, oltre che una visita ai parenti, la scoperta della metropoli. Il fatto è che il figlio pediatra e la figlia parrucchiera sono presi dai loro impegni, considerano la presenza dei genitori nelle loro case un peso insopportabile, e non si curano di portarli in giro. Nel film del 1953 c’è il Giappone uscito dalla guerra che sta facendo piazza pulita degli antichi valori in nome del profitto e c’è una storia universale che riguarda i rapporti tra figli e genitori, la pietas nei confronti degli anziani, il contrasto tra avidità e generosità (la figlia Shige, che ha sempre un’espressione dura, contratta, considera i dolci comprati dal marito per i suoceri troppo costosi e se li mangia lei, e nel finale col cadavere della mamma ancora caldo si fa dare dalla sorella il suo chimono migliore, mentre Noriko, la nuora vedova da otto anni, senza un soldo, ma capace di dolcissimi sorrisi, chiede il sake alla vicina per offrirlo ai suoi visitatori, divide con loro il proprio letto). Ogni storia di famiglia è a suo modo una storia di infelicità: i grandi come Ozu costruiscono racconti in cui ci si può riconoscere  a prescindere dal tempo e dal luogo.

mercoledì 26 agosto 2015

il mio vertice

un bravo scrittore, a cui sono molto affezionata, presentando sul suo sito il libro in uscita dichiara che esso contiene "alcune delle pagine più belle che abbia mai scritto. È per lunghi tratti il mio vertice di scrittore". Stento a credere che abbia potuto esprimersi così. Le mie aspettative nei confronti di questo romanzo sono improvvisamente calate.

martedì 25 agosto 2015

l'Australia e la preside

ero sicura che la telefonata con la preside del liceo del figlio sarebbe stata gravosa e avrebbe richiesto grosse doti diplomatiche da parte mia. Tutto immaginavo fuorché di sentirmi dire, a lei non sarebbe piaciuto a diciassette anni stare da sola in Australia a spese dei genitori? Insomma, per la preside, che mio figlio torni a scuola a dicembre invece che a settembre non costituisce alcun problema. Sapeva tutto sugli studenti surfisti, sul fascino pazzesco che quel paese esercita sugli italiani. Mi ha pure compatito per il mio tono accorato, ha detto, il ragazzo dovrà mettersi sotto a studiare da gennaio in poi, questo sì, ma non ci sono altre controindicazioni, capisco il suo stato d'animo. E quindi avanti tutta con l'Australia. Povera me.

lunedì 24 agosto 2015

telefonate da Londra

prima di partire la figlia si è finalmente degnata di guardare il sito della scuola londinese a cui l'ho iscritta e ha cominciato a protestare, ma non saranno tutti vecchi? Con questo atroce dubbio è approdata ieri al residence dove dovrebbe trascorrere le prossime tre settimane e sono cominciate le telefonate. Non le andava bene niente: le persone intorno a sé, la stanza, la cena, il posto. Stamattina è andata a scuola e appena consegnato il test di ammissione ha ricominciato a chiamare. Verso mezzogiorno si è quasi placata, ha trovato dei ragazzi con cui chiacchierare; ora sta provando a spostarsi nel residence più moderno, dove pare sia concentrata la popolazione giovane della scuola. Va tutto bene, ma sono un po' stufa di fungere da parafulmine per le bizze di una quasi ventenne.

domenica 23 agosto 2015

Infinite Jest


di che parla Infinite Jest? Degli Stati Uniti, della dipendenza da sostanze chimiche, di agonismo, di terrorismo, di rapporti familiari malati, di abusi sui minori, di rifiuti, di cinema, di pubblicità invasiva, della fine della televisione, di amori impossibili: in breve di quello che ci sta accadendo e di quello che ci accadrà, di un mondo sempre più spietato e indecifrabile. Come parla di tutto ciò Infinite Jest? Nel modo più scoraggiante possibile per il lettore: comincia in modo caotico, alternando personaggi, situazioni, digressioni (mentre alla fine la narrazione si fa a tratti più distesa); riempendo il testo di note (che io ho letto in fondo alle rispettive parti, tanto non sono note esplicative, ma a loro volta frammenti di racconto). Vale la pena di leggere Infinite Jest? Sì, nonostante la sua cupezza, o proprio per la lucida crudezza con cui David Foster Wallace mette in scena i suoi fantasmi personali arrivando a costituire una sorta di catalogo degli orrori contemporanei. Infinite Jest l’ho letto nella traduzione di Edoardo Nesi con la collaborazione di Annalisa Villoresi e Grazia Giua. (In rete si trovano delle ottime guide al testo che, soprattutto all’inizio, aiutano a trovare il bandolo della matassa.)

sabato 22 agosto 2015

ginnastica in acqua

era da un po' di giorni che guardavo con invidia i bagnanti che alle dodici e un quarto si stringevano in cerchio intorno a un tipo abbronzato con costumino attillato e facevano ginnastica in acqua. Avevo voglia di unirmi al gruppo, ma mi vergognavo di esibirmi di fronte alle persone sdraiate sotto gli ombrelloni. Oggi mi sono fatta coraggio e, dando le spalle al pubblico, ho mosso gambe, braccia e "sederino" seguendo le indicazioni del tipo. Mi sono divertita, anche se il ritmo era troppo blando per i miei gusti. La nuotata tra le boe, dopo, mi è venuta più sciolta. Tutta la tristezza accumulata in questa settimana si è dissolta; il marito finalmente mi ha scritto, cospargendosi il capo di cenere, e dichiarando che non vuole più partire senza di me, e al figlio ho deciso di accordare i tre mesi in più in Australia. Dal punto di vista educativo forse non dovrei cedere (i famosi no che aiutano a crescere) e ho molti dubbi sulla possibilità che, tornando a scuola a gennaio, riuscirà a non perdere l'anno, ma ha toccato la corda giusta scrivendomi che si è innamorato. Finché mi riempiva di ragionamenti sull'opportunità di perfezionare il suo inglese e sul suo futuro lavorativo mi irritava e basta. Sciocca mamma sentimentale. A proposito di sentimenti, sono innamorata pazza di Don Gately, uno dei protagonisti di Infinite Jest. È in ospedale con un tubo in gola, il catetere, una spalla frantumata. Ripercorre il suo orribile passato di tossicodipendente, ladro di appartamenti, e prima ancora di bambino che assisteva al sistematico pestaggio di sua madre da parte del suo patrigno, di giocatore di football rovinato dai prof di inglese che pretendevano da lui conoscenze che non aveva. È un uomo con una testa enorme e un cuore ancora più grande. Sarà dura separarmi da lui.

venerdì 21 agosto 2015

senza la fede

in ventiquattro anni di matrimonio non ricordo di essermela mai tolta la fede. Ora che l'ho fatto, ho un cerchietto bianco sull'anulare sinistro e un piccolo callo dietro la falange. Camminavo sulla spiaggia tra sole e qualche goccia di pioggia in compagnia di pensieri bui, quando è bastato togliermi la fede per sentirmi meglio. Non la butto ancora nel gabinetto la mia fede, abbiamo passato troppo tempo insieme. Per ora resta qua nell'armadietto.

giovedì 20 agosto 2015

con la figlia

dopo la grande fuga (figlio in Australia, ma quello era pianificato, e marito fedigrafo, qualunque cosa questo significhi, in Ungheria) mi sono ritrovata sola con la figlia, insperabilmente di buon umore. Continua a dormire tanto, ma riesce persino a fare colazione, viene in spiaggia, legge. In preparazione del viaggio a Londra e di quelli che immaginiamo squallidi pasti forniti da residence è tutt'un desiderio alimentare: mi fai la sogliola, mi fai gli arancini, mi porti al Trani. Ieri sera abbiamo mangiato in piazzetta insieme al nipote logorroico e gentile che si è aggregato a noi. Testa sgombra, vacanza.

mercoledì 19 agosto 2015

dentro Infinite Jest

alla fine ci sono riuscita. In questa estate sfortunata un obiettivo dovevo darmelo e l'ho raggiunto. Avendo superato il settanta per cento di Infinite Jest mi sento a un passo dal traguardo. Mi hanno aiutato il commento di azzurropillin (puoi farcela) e l'articolo in cui Bret Easton Ellis ammetteva di non essere riuscito ad arrivare in fondo a questo romanzo (non sono né una fan né una denigratrice di Bret Easton Ellis: mi piaceva solo l'idea di poter, al contrario di lui, dare un giudizio a libro finito). E arrivata a questo punto l'accademia di tennis con le sue regole e le sue trasgressioni alle regole, e la casa di disintossicazione che le sta accanto, e la caccia al film che annienta i suoi spettatori sono territori a me familiari. Il nipote Tommaso, vedendomi accigliata con il kindle in mano, si è preoccupato. Solo un effetto collaterale di una cupissima lettura.

il surf, all'alba

qui erano le due di notte, lì mattina presto. Il figlio è andato a far surf prima che cominciasse la scuola. Ci ha mandato una foto di lui con la muta, la tavola sotto il braccio, lo sfondo dell'alba. Ha gli occhi che gli brillano, la barbetta: è un uomo che sprizza felicità.

martedì 18 agosto 2015

partito

ha tutte le ragioni del mondo per prendersi ora una vacanza da me, dai miei parenti, dalle mie storie ospedaliere. Perché faccio fatica a credere che il marito abbia appena chiuso la porta dietro di sé con una valigia in mano?

lunedì 17 agosto 2015

una parola spaventosa

accompagnando mio padre a Terracina per una medicazione, ho avuto tra le mani il foglio delle sue dimissioni dall'ospedale e così ho scoperto il termine tecnico per quello che gli è capitato: eviscerazione. Non credo di aver mai sentito una parola così brutta. Sia papà che l'ha vissuta in prima persona, sia Virginia che è accorsa per prima in suo soccorso sono ancora traumatizzati per quello che hanno visto (in particolare lei non riesce più a dormire la notte). A me fa spavento solo il suono.

domenica 16 agosto 2015

la banda dei quattro se ne va

sveglia alle tre del pomeriggio con colazione o pranzo a seconda dell'umore del momento (una volta compri le pizzette e le ritrovi intatte la sera, una volta mangiano fino all'ultima crosta di pane), i piatti se va bene li impilano nel lavandino, le cicche le lasciano nei posacenere disseminati sui tavoli, i bicchieri li spargono dappertutto, ma tutto questo sarebbe niente se mostrassero un briciolo di vitalità. Invece niente: ospiti due ragazze e un ragazzo e ti sembra di avere in casa tre zombie, anzi quattro perché tua figlia è parte integrante del gruppo. Li senti soprattutto quando tornano dal mare, verso le otto e un quarto, quando occupano tutti i bagni facendosi interminabili docce. Se cucini anche per loro si siedono a tavola, se no vanno a prendersi le pizze e le portano a casa di qualche amico. Paolo dorme con tua figlia, ma non ha la minima soggezione di te, si comporta esattamente come Arianna e Giorgia, come uno di passaggio. Arianna è andata via ieri con il fidanzato che è venuto a prenderla, gli altri due oggi in macchina sotto il diluvio. Hanno lasciato le lenzuola sui letti, gli asciugamani appallottolati nei bagni. Michele Serra ci ha scritto un libro, io questi esemplari di sdraiati li ho assommati agli altri miei crucci estivi. E ora respiro.

sabato 15 agosto 2015

Terracina batte Roma

è troppo presto per dire se il chirurgo dell'ospedale di Terracina è stato più bravo dell'aiuto chirurgo della rinomata clinica di Roma a mettere i punti a mio padre. Quello che è certo è che si è rivelato una persona attenta e disponibile, che lo ha rassicurato e gli ha ispirato fiducia. Il tizio di Roma, invece, ha smesso di rispondere al telefono; tutti hanno diritto alle ferie, ma se al tuo paziente si è spalancata la pancia a un mese dall'intervento, e tu lo sai, come minimo, devi informarti di come è andata a finire. Ferragosto o no.

venerdì 14 agosto 2015

il nonno nel salotto

domani mio padre dovrebbe essere dimesso dall'ospedale. Siccome deve tornarci per la medicazione e per togliersi i punti, si è cominciato a pensare dove portarlo. Casa sua a Sperlonga era esclusa per i gradini che ci sono per arrivarci, e l'albergo dove era stato a inizio agosto ora non aveva più posto. Mentre eravamo in pieno dibattito, ho incontrato sul vialetto di casa Rocco, il proprietario dello stabilimento, e lui mi ha apostrofato così, signò, a casa tua deve stare, compri un letto e lo metti in salotto. Questa ipotesi a papà faceva orrore; non gli piace accamparsi quando sta bene, figurarsi ora che è tutto dolorante. Alla fine Virginia, battendo a tappeto tutti gli alberghi del posto, ha trovato una stanza dignitosa non lontana dal mare e da noi. Meglio che correre a Roma nel deserto di ferragosto. A me conforta averlo ancora vicino (ma non vicinissimo come voleva Rocco).

naufragio

passata la tristezza, sembrava venuto il
momento di agire, di scuotersi di dosso le preoccupazioni e distendersi un po'. Ieri il meccanico aveva detto al marito che il problema al motore era risolto. Con un bagaglio sempre più leggero, siamo partiti per Ponza con l'idea di star fuori una notte. Arrivati a Zannone, abbiamo scoperto che la zona motori era piena d'acqua e che a uno di questi era scoppiato un tubo. Zannone era bellissima: acqua trasparente, spiaggetta deserta, ma il marito mi ha concesso solo un tuffo. Era così preoccupato che voleva subito prendere la via del ritorno (piano, piano, con un solo motore). Io avrei fatto la naufraga ancora un po'; la vicinanza all'isola di Ponza mi rassicurava, ma eravamo senza campo per i telefoni e senza radio per le segnalazioni (rotta anche questa). Come al solito la mia immaginazione catastrofista si è messa in moto: se il marito fosse caduto stecchito per lo stress, come me la sarei cavata? Contavo sul gommoncino; lui mi ha detto che con la poca benzina che c'era sarei arrivata solo al vecchio faro per poi fermarmi in balia delle onde. Comunque non ce n'è stato bisogno. Tra qualche ora riapprodiamo sui nostri lidi a cui quest'anno, per un verso o per l'altro, siamo condannati. La gita fasulla è riuscita nel suo scopo: ci siamo distratti, abbiamo deposto le ostilità tra noi. Viva i naufragi.

giovedì 13 agosto 2015

un mare di lacrime

stamattina mi sono svegliata piangendo. O forse ho cominciato a piangere dopo aver letto l'ennesima mail del figlio che chiedeva di restare in Australia e tirava fuori tutta una serie di motivazioni. Piangevo perché lui non vuole tornare, piangevo per la salute precaria di mio padre, piangevo perché in questa occasione ho sentito il marito insofferente e distratto, piangevo perché la figlia si fa i fatti suoi e niente la scalfisce, piangevo per tutti i poveri cristi incontrati in questi giorni negli ospedali, piangevo perché uno si racconta che ha una bella famiglia e invece forse una bella famiglia non esiste o la mia è tutto fuorché bella. Poi sono salita sulla barca sempre piangendo e al largo un motore si è surriscaldato. Ora siamo fermi in mezzo al
Mare. Ho smesso di piangere. 

mercoledì 12 agosto 2015

l'amica buddista

tra le tante persone che vogliono bene a mio padre, c'è Beatrice, la sua amica buddista. Mi trovo a darle notizie di lui e in cambio ascolto al telefono una serie di considerazioni contro l'ateismo che sa connotarci. Beatrice mi dice che la morte non esiste e che lei sente i suoi genitori più vicini ora di quando erano in vita. Dice pure che papà si è salvato perché non è ancora venuta la sua ora e ci sono troppe persone, tra cui lei, che hanno bisogno della sua presenza. Da domani a domenica sarà mia sorella Maddalena a far visita a papà e a tenere i contatti con amiche e amici. Noi proviamo a riprendere la via del mare, per tre giorni e restando in zona. Faccio molta fatica a partire; una figlia alla volta però mi pare la dose giusta anche per lui che ci deve sopportare.

martedì 11 agosto 2015

spiragli

ieri sera uscendo dall'ospedale avevo il cuore stretto in una morsa. Il vicino di letto tutto rannicchiato su se stesso e con la faccia sfregiata mi sembrava un pericoloso serial killer e vedevo papà terribilmente avvilito. Oggi la situazione di mio padre è cambiata in meglio: ha mangiato, si è alzato. Il vicino, che secondo lui faceva il pescatore, era un fabbro di San Felice al Circeo, un tipo solitario, molto amante del mare, molto inguaiato dal punto di vista della salute. È stato dimesso contro la sua volontà. Ora papà ha la stanza tutta per sé, ma gli mancherà poter condividere la lunga notte ospedaliera con un'altra persona, poter commentare l'acquazzone e i reciproci dolori. Quella che sembrava una catastrofe forse è stata solo una brutta avventura, di quelle che ti lasciano un po' più debole ma molto più prudente.

lunedì 10 agosto 2015

all'ospedale di Terracina

non svengo mai, ho la pressione più alta che bassa, ma dopo pochi minuti nella stanza di papà dentro l'ospedale di Terracina, ho cominciato a sudare e a sentirmi girare la testa. È bastato alzare i piedi e bere acqua e zucchero per tornare in me. Rivedere mio padre dentro il letto da malato a un mese dall'operazione è stato un duro colpo: ora deve cominciare tutto da capo e al posto della solita baldanza sono subentrate paura per quello che ha vissuto ieri e rammarico per aver sottovalutato la convalescenza. Per fortuna papà è uomo dalle mille risorse: è incuriosito dai vicini di letto (a ortopedia, dove era stato parcheggiato, aveva familiarizzato con lo spazzino dal femore rotto, e non appena è stato trasferito a chirurgia ha cominciato a chiedere cosa fosse successo all'uomo dalla faccia piena di tagli steso accanto a lui); sta sempre con il telefono in mano in attesa di messaggi e telefonate; cerca di memorizzare le facce degli infermieri per capire su chi poter contare. L'ospedale non sarebbe neppure brutto, è abbastanza nuovo, ma tutto si svolge in un'atmosfera casuale: i visitatori si fermano tutto il giorno e non c'è per loro neppure una sedia; l'incidentato dorme con la stessa maglietta piena di vetri con cui è arrivato; i giovani infermieri fanno la caccia alla vena e bucano in più punti il paziente; l'iniezione di eparina fatta in un reparto rischia di essere replicata dopo il trasferimento in un altro reparto (se non se ne fosse accorta Virginia...); il lenzuolo bagnato non viene cambiato se non si insiste e si va a prenderselo da soli... Deve uscire da lì.

un brusco rientro

il marinaio biondastro di Amalfi con l'impeccabile divisa bianca e il sardonico, tranquillo dottò, sempre sulle labbra, si è messo alla guida e ci ha condotto fuori dallo stretto corridoio di barche in cui ci aveva piazzato ieri pomeriggio. Eravamo arrivati tutti contenti e ce ne andiamo mesti mesti. Ho sentito papà al telefono che cercava di scherzare, evocando i film di John Wayne, in cui l'eroe si tiene la pancia con le mani e non sviene. In effetti non so come sia riuscito a restare in sé di fronte alla propria pancia spalancata. A casa sua c'era sangue ovunque e il chirurgo di Terracina pare lo abbia ricucito con tre giri di filo. È ricoverato in ortopedia accanto a un ragazzo che si é rotto il femore con cui ha già socializzato. Tra qualche ora dovrei riuscire a essere lì.

domenica 9 agosto 2015

il colpo di tosse

nel pomeriggio ho parlato con papà che stava bene, era solo annoiato. Poi la situazione è precipitata: un grosso colpo di tosse gli ha fatto riaprire tutta la ferita alla pancia. Ora è all'ospedale di Terracina con Virginia, mia figlia e il nipote Matteo. Dovrebbero ricucirlo, ma prendono tempo. Io sono bloccata sulla barca nel porto di Amalfi sotto una pioggia fitta fitta. Angoscia tremenda. 

sabato 8 agosto 2015

prima del chiasso

alle sette di sera è ora di rientro nel porto di Ischia: si sentono il rombare dei motori che fanno manovra, le voci dei marinai che da terra gettano indicazioni. Abbiamo attraccato a un passo dai ristoranti sul molo, non voglio pensare alle musiche che ci bombarderanno di qui a qualche ora; sono così piacevoli adesso il dondolio della barca, il fresco del vento serale. Il mio librone mi ha finalmente conquistato, nonostante sia la cosa più trucida e a tratti incomprensibile che mi sia capitata tra le mani. Di Infinite Jest mi annoiano il tennis (è pieno di tennis) e la droga (è pieno di ogni tipo di droga e dei suoi effetti); mi attirano in modo morboso le considerazioni ora serie ora ironiche sul suicidio (sono in piena descrizione della morte del padre del protagonista con la testa nel forno a microonde). I vicini di barca hanno una domestica indiana che ha appena finito di stendere il bucato sul ponte. Comincia uno zufolio dal bar di fronte. Prime gocce di pioggia. Serviranno a scoraggiare i nottambuli?

venerdì 7 agosto 2015

gli aggettivi dei vertici rai

sulla posta rai mi è arrivato prima il saluto del presidente uscente, la Tarantola e poi quello del direttore Gubitosi. Lei definisce gli anni passati in rai "intensi, impegnativi, non sempre facili", lui "gratificanti, adrenalinici, a volte duri, in una parola: bellissimi". Perché sono convinta che la maggior parte dei dipendenti userebbe l'aggettivo "frustranti"?

la barca, i temporali, il kindle

il mare è stato una tavola tutta la settimana e la temperatura bollente. Da domani sono previsti temporali e già oggi pomeriggio sono scese le prime gocce di pioggia. Noi, imperterriti, saliamo in barca e ci muoviamo verso Sud: Ischia Porto la prima tappa. La figlia ci ha minacciato di venire con noi; sappiamo quanto detesti navigare e quanto possa essere molesta a bordo. Le lasciamo la casa, il giardino, il nonno (che però ha orari antitetici ai suoi e sta su in paese). Chissà se in barca riuscirò a calarmi nel mio Infinite Jest e a smettere di domandarmi chi me lo fa fare. La vera vacanza sta per cominciare.

giovedì 6 agosto 2015

tre settimane a Londra

dopo aver contattato metà delle scuole londinesi, finalmente abbiamo trovato dove spedire la figlia. Il 23 agosto prende un aereo e va per tre settimane a fare un corso intensivo di inglese con esame finale. Sola a Londra, nel centro città, con una stanza in un residence, tutto occupato da studenti della sua stessa scuola. Vorrei essere nei suoi panni.

mercoledì 5 agosto 2015

equilibri marini

alla fine ce l'abbiamo fatta a stabilire una pacifica e quasi rilassata convivenza tra noi. C'è papà che si fa accompagnare al mare in macchina da Virginia alle nove e mezza, sta in spiaggia un'oretta, poi si ritira nel mio giardino, all'una mangia con noi, e poi si ritira in albergo in paese facendosi portar su dalla nipote. C'è la nipote, cioè mia figlia che dorme con il ragazzo nel seminterrato, si sveglia all'una, mangia un boccone, porta su il nonno in smart, si mette il costume e va al mare. C'è Giulia, che è venuta a trovarmi e si gode imperturbabile l'ombrellone che si è prenotata, le nuotate, la birretta, le cene di pesce e le chiacchierate. C'è Isabella che sta al mare dalla mattina alla sera con la figlia Margherita sempre accanto, tutt'e due spalmate di crema a protezione totale, tutt'e due bianche come due statue di cera. C'è Virginia che riesce ogni tanto a farsi un bagno e a sfuggire alla morsa di mio padre, che le vorrebbe imporre la stessa vita cautelata che fa lui. C'è Paolo, il nuovo fidanzato della figlia, con un tatuaggio sulla spalla (un teschio messicano) e uno sulla coscia, che sorride educato, e cerca di farsi dimenticare. E poi ci sono io, che provo a leggere Infinite Jest di David Foster Wallace e guardo con preoccupazione le ventitré ore di lettura che mi si prospettano sul kindle mentre faccio fatica a capire cosa sto leggendo (il tutto mentre pianifico cosa mangeremo a pranzo e cosa a cena). C'è anche il figlio, che sarà pure in Australia, ma è presentissimo nei miei pensieri e mi manda foto stupende di baie desolate, di koala sugli alberi, di tavole da surf e mi racconta che ha mangiato il canguro e l'ha pure apprezzato.

martedì 4 agosto 2015

Piccoli eroi


Piccoli eroi l’ho ricevuto dalle mani di Anna Tagliavini che insieme a Maria Baiocchi lo ha tradotto per Playground. Tre racconti di Allan Gurganus: racconti densi, intrisi di pietà e umorismo, una scrittura potente con un respiro tutto suo. Si parte da Beata rassicurazione, in cui incontriamo un diciannovenne squattrinato che passa dal vendere enciclopedie a domicilio al più remunerativo business delle assicurazioni sui funerali. Jerry entra nelle misere case di anziani neri e si fa consegnare gli spiccioli della quota prevista; basta accumulare due settimane di ritardo e, nonostante le ingenti somme versate, il sogno del funerale sontuoso va in fumo. La raccomandazione del capo di non far capire ai suoi clienti che ha un cuore che batte nel petto vale finché Jerry non s’imbatte in Vesta Lotte Battle, un’anziana ricca solo di dignità con la casa piena di bambini. Sono ragazzi anche i due protagonisti degli altri racconti, Uno di quelli e Eroismo minore. Il primo descrive il trauma subito per l’arresto del suo idolo Dan, un uomo bellissimo e molto popolare, incastrato da un poliziotto omofobo nel bagno di un grande magazzino grazie al figlioletto usato come esca per omosessuali. Il secondo di un padre che ha bombardato Dresda e fatica a tornare per terra e a comportarsi da persona civile. La fatica di crescere, i lati oscuri del vivere associato, il senso di giustizia e l’affermazione di sé sono tra i temi preferiti di questo grande scrittore americano.

una buona cena

felice com'ero di averla qui, ci sono cascata. La figlia ha detto vengo oggi, con Paolo, facci una buona cena. Stamattina all'alba ero dal pescivendolo, alle sette e mezza di sera ho cominciato a darmi da fare in cucina. Non solo è partita tardi, ma non mi ha neppure detto a che ora sarebbe arrivata. Ieri sera aveva fatto inferocire il padre che sperava a Roma di cenare con lei, mentre lei è uscita con Paolo; stasera è stato il mio turno. Per fortuna c'era la mia amica Giulia: ho fritto lo stesso le alici, ho fatto la pasta gamberetti e zucchine, abbiamo mangiato e siamo andate su al cinema. Ah ma', sono in vacanza. Che essere trucido e insensibile che ho partorito.

domenica 2 agosto 2015

Siamo tutti completamente fuori di noi

che la famiglia di Rosemary non sia la migliore delle famiglie possibili lo capiamo fin dai primi capitoli di Siamo tutti completamente fuori di noi, il romanzo di Karen Joy Fowler. La protagonista parla di un fratello scomparso da dieci anni e di una sorella da diciassette; lei è all'università e le rare occasioni in cui torna dai genitori sono contrassegnate da grandi reciproci imbarazzi. Il libro si apre con un meraviglioso prologo: c'è Rosemary bambina di due anni che chiacchiera incessantemente in un filmino familiare. Una bambina fissata con le parole a cui la mamma suggerisce, quando hai in mente due cose da dire, scegli la tua preferita e di' solo quella, e il padre dice, salta l'inizio, comincia dal centro. Una stranezza accettabile in un bambino questa parlite, ma niente è come sembra nel racconto di Rosemary che, secondo gli insegnamenti paterni, parte dal centro e solo a un certo punto rivela il proprio punto di partenza. Leggendolo ho avuto reazioni contrastanti: grande entusiasmo all'inizio per una scrittura audace, scattante, per una trama che si va componendo sotto gli occhi del lettore e sembra capace di tenerlo sempre all'erta; un momento di stanchezza quando tutto si è chiarito e la particolarità di Rosemary e i suoi non mi è parsa più così interessante; e infine ammirazione per come Fowler è riuscita a parlare dei drammi che si scatenano tra genitori e figli a partire da un punto di vista totalmente anomalo. Karen Joy Fowler è nata nell'Indiana nel 1950; Siamo tutti completamente fuori di noi l'ha tradotto Laura Berna per Ponte alle Grazie.

sabato 1 agosto 2015

primo giorno di vacanza

dentro il mio primo giorno di vacanza c'è stato tutto quello che doveva esserci: una passeggiata all'alba sulla spiaggia con papà felice di mettere i piedi in acqua; un giro a nuoto delle boe con la nipote americana; tanto libro; una lunga chiacchierata al telefono con il figlio; un film cretinissimo nel cinema fresco e semideserto. E stasera non c'è neanche troppo rumore, forse si dorme.

la rissa

la giornata comincia con un lungo scambio di messaggi con il figlio in Australia. Il tema che dibattiamo è il prolungamento della sua permanenza. Innervosita dall'argomento, arrivo al montaggio e scopro che sul mio telefono ci sono altri messaggi suoi. Ora, con toni più miti, mi chiede un favore. Deve testimoniare a favore di un suo amico, che è stato citato in giudizio per rissa. Lo deve fare presto, dall'Australia, via skype, e ha bisogno di me come genitore di minore perché la sua testimonianza venga accettata. Di questa rissa tra il suo amico e un tipo incontrato una sera, ovviamente, non mi aveva raccontato nulla. A pranzo mi accingo ad addentare il mio panino e mi telefona la mamma del ragazzo citato in giudizio. Non è neppure troppo angosciata, il figlio gliene combina una al giorno. Mi dice che ha bisogno di noi, è importante dire che prima del pugno c'era stato uno spintone. Lo squarcio che mi si apre sulla vita romana del figlio non è dei più edificanti. E se stesse davvero meglio lì?