sabato 29 agosto 2015

a Palmarola

da Ponza stamattina presto ci siamo spostati a Palmarola. Acqua ancora più limpida, barche all'ancora. Silenzio. La figlia, che ieri ci aveva bombardato di foto del British e della Tate, oggi tace. È andata in discoteca con la sua amica Lucrezia e ora staranno ancora dormendo. Il figlio ha provato debolmente a protestare per il rientro fissato per fine novembre (gli altri prendono l'aereo qualche giorno dopo), poi ha capito che non era aria e si è placato. Papà oggi sperimentava una nuova dama di compagnia (di una badante non ha alcun bisogno), chissà come sta andando. Ho quasi finito il mio nuovo libro, sprofondando nell'incubo di una famiglia che prima perde un figlio poi lo ritrova ferito dentro. Credevamo così poco in questa gita di tre giorni che ci siamo portati limitate scorte di cibo. Possiamo sempre consolarci pensando all'aragosta che ieri sera dominava i nostri piatti sotto la pagliarella di Cala Feola, dove siamo sbarcati con il gommoncino (un posto un po' zozzo dove cucinano spaghetti con i crostacei per un pubblico di velisti dall'aria falso trasandata e dal portafogli pieno). Se siamo fortunati oggi riusciamo a raggiungere O' Francese, l'unico ristorante di Palmarola, se no pasta al tonno. Nel frattempo altre due o tre nuotate e le ultime pagine del libro. Non sono pronta a tornare indietro domani.

Nessun commento: