domenica 23 agosto 2015

Infinite Jest


di che parla Infinite Jest? Degli Stati Uniti, della dipendenza da sostanze chimiche, di agonismo, di terrorismo, di rapporti familiari malati, di abusi sui minori, di rifiuti, di cinema, di pubblicità invasiva, della fine della televisione, di amori impossibili: in breve di quello che ci sta accadendo e di quello che ci accadrà, di un mondo sempre più spietato e indecifrabile. Come parla di tutto ciò Infinite Jest? Nel modo più scoraggiante possibile per il lettore: comincia in modo caotico, alternando personaggi, situazioni, digressioni (mentre alla fine la narrazione si fa a tratti più distesa); riempendo il testo di note (che io ho letto in fondo alle rispettive parti, tanto non sono note esplicative, ma a loro volta frammenti di racconto). Vale la pena di leggere Infinite Jest? Sì, nonostante la sua cupezza, o proprio per la lucida crudezza con cui David Foster Wallace mette in scena i suoi fantasmi personali arrivando a costituire una sorta di catalogo degli orrori contemporanei. Infinite Jest l’ho letto nella traduzione di Edoardo Nesi con la collaborazione di Annalisa Villoresi e Grazia Giua. (In rete si trovano delle ottime guide al testo che, soprattutto all’inizio, aiutano a trovare il bandolo della matassa.)

1 commento:

babalatalpa ha detto...

Io ho un problema con quest'uomo. Non riesco ad avvicinarmi ai suoi libri. Forse deve ancora arrivare il momento giusto.