venerdì 14 agosto 2015

naufragio

passata la tristezza, sembrava venuto il
momento di agire, di scuotersi di dosso le preoccupazioni e distendersi un po'. Ieri il meccanico aveva detto al marito che il problema al motore era risolto. Con un bagaglio sempre più leggero, siamo partiti per Ponza con l'idea di star fuori una notte. Arrivati a Zannone, abbiamo scoperto che la zona motori era piena d'acqua e che a uno di questi era scoppiato un tubo. Zannone era bellissima: acqua trasparente, spiaggetta deserta, ma il marito mi ha concesso solo un tuffo. Era così preoccupato che voleva subito prendere la via del ritorno (piano, piano, con un solo motore). Io avrei fatto la naufraga ancora un po'; la vicinanza all'isola di Ponza mi rassicurava, ma eravamo senza campo per i telefoni e senza radio per le segnalazioni (rotta anche questa). Come al solito la mia immaginazione catastrofista si è messa in moto: se il marito fosse caduto stecchito per lo stress, come me la sarei cavata? Contavo sul gommoncino; lui mi ha detto che con la poca benzina che c'era sarei arrivata solo al vecchio faro per poi fermarmi in balia delle onde. Comunque non ce n'è stato bisogno. Tra qualche ora riapprodiamo sui nostri lidi a cui quest'anno, per un verso o per l'altro, siamo condannati. La gita fasulla è riuscita nel suo scopo: ci siamo distratti, abbiamo deposto le ostilità tra noi. Viva i naufragi.

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