sabato 8 agosto 2015

prima del chiasso

alle sette di sera è ora di rientro nel porto di Ischia: si sentono il rombare dei motori che fanno manovra, le voci dei marinai che da terra gettano indicazioni. Abbiamo attraccato a un passo dai ristoranti sul molo, non voglio pensare alle musiche che ci bombarderanno di qui a qualche ora; sono così piacevoli adesso il dondolio della barca, il fresco del vento serale. Il mio librone mi ha finalmente conquistato, nonostante sia la cosa più trucida e a tratti incomprensibile che mi sia capitata tra le mani. Di Infinite Jest mi annoiano il tennis (è pieno di tennis) e la droga (è pieno di ogni tipo di droga e dei suoi effetti); mi attirano in modo morboso le considerazioni ora serie ora ironiche sul suicidio (sono in piena descrizione della morte del padre del protagonista con la testa nel forno a microonde). I vicini di barca hanno una domestica indiana che ha appena finito di stendere il bucato sul ponte. Comincia uno zufolio dal bar di fronte. Prime gocce di pioggia. Serviranno a scoraggiare i nottambuli?

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