mercoledì 30 settembre 2015

Gioia, Fosco e Gasperetti

dell'antologia Quello che hai amato curata da Violetta Bellocchio ho già detto: undici racconti di donne su cose a loro capitate, uniti dal filo dell'ironia e dell'autoironia, dalla capacità di mettersi in gioco in prima persona senza alcun intento celebrativo. Tra le storie che mi sono piaciute di più ci sono quelle di Nadia Terranova e Flavia Gasperetti. Oggi loro due sono venute da me per un'intervista. Con Nadia ormai ci conosciamo e ogni volta che ci vediamo (per fortuna lei scrive molto e io intervisto molto, così ci incrociamo abbastanza spesso) è una piccola festa, abbiamo un sacco di pareri su letture da confrontare. Flavia invece non la conoscevo. È arrivata a casa mia prima di me; per fortuna l'ha fatta entrare mia figlia. Mi è parsa molto giovane e molto agitata all'idea della telecamera, attenta a dire il meno possibile. Del suo racconto mi aveva colpito la nitida descrizione di un rapporto impossibile tra un lui depresso (Fosco) e una lei ottimista (Gioia). Fosco, che tormenta Gioia con le sue indecisioni, dice di essere come i gatti "quando chiudi loro la porta vogliono entrare e quando la apri vogliono rimanere fuori". Questo dei gatti è il tormentone di tutto il racconto ed è pensando ai gatti che Gioia trova la soluzione al suo problema. Flavia ha una scrittura precisa e danzante e un segreto che rende veri i suoi due personaggi: lei è sia Fosco sia Gioia. Lo dichiara e lo si legge nel suo molto mutevole sguardo.

martedì 29 settembre 2015

Inside Out


un capolavoro, un film innovativo, rivoluzionario: con queste aspettative, alimentate da una serie di articoli sui giornali sono andata a vedere Inside Out, l’ultima uscita della Pixar (che nel passato ha sfornato meraviglie come Toy Story o A Bug’s Life). La trovata di dar corpo alle emozioni primarie di una bambina (gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura), facendole impersonare da una serie di personaggi è bella, ma non regge tutta la durata del film: a me interessavano molto di più le avventure di Riley alle prese con il trasloco dei suoi a San Francisco che quelle della smancerosa Gioia e della noiosissima Tristezza perse in un paesaggio pieno di biglie colorate (anche visivamente il film mi è parso meno bello di quelli che andavo a vedere quando i miei figli erano piccoli). Qualche momento divertente c’è: quando la madre cerca di attirare a tavola l’attenzione del padre, lui pensa a tutt’altro e lei rimpiange l’aviatore che non ha sposato; quando si vede l’aspirapolvere che fa piazza pulita di certi ricordi troppo lontani nel tempo; quando Gioia e Tristezza capitano nel settore Sogni e interrompono le riprese dando via a una sceneggiatura senza capo né coda. Ma la famiglia di Riley è la quintessenza della banalità e anche i dialoghi tra le incarnazioni dei sentimenti della ragazzina non brillano per originalità. Se il film avesse avuto il brio dei titoli di coda in cui appaiono i sentimenti di tutti, anche di cani e gatti, allora sì che sarebbe stato un bel film invece che un’operina didascalica e a tratti noiosa.

sui campi da tennis

oggi dovevamo girare una puntata a più voci su un autore americano di culto. Prima andavamo a casa degli scrittori, li riprendevamo comodamente seduti in poltrona, circondati dai loro libri. Ora no, ora cerchiamo location alternative, la cultura deve uscire dai salotti, deve essere pop. Il problema è che i nostri interlocutori, oggi più di ieri, non li paghiamo: quindi loro, non solo si devono preparare sul tema da noi proposto, ma devono anche raggiungerci sul set (perlopiù molto scomodo) e a quel punto il tempo che ci riservano è sempre più limitato. Chissà cosa caveremo dalle riprese fatte al volo sotto al sole sui campi da tennis.

lunedì 28 settembre 2015

L'amore e le foreste

uno scrittore riceve una lettera da una sua lettrice e ne è conquistato. I due s’incontrano due volte: la prima è lui a parlare di sé e della sua scrittura, la seconda lei gli apre il cuore e in quattro ore gli racconta la triste storia della sua vita. L’amore e le foreste del francese Éric Reinhardt è tutto incentrato sul ritratto di una donna, la lettrice, Bénédicte Ombredanne (curiosamente nel corso del libro verrà sempre chiamata così, per nome e cognome). Bénédicte è una trentenne mal sposata (solo alla fine scopriremo perché tra tanti ha scelto proprio quell’assurdo marito); esasperata dall’ennesima scenata dell’uomo, una sera s’iscrive a un sito d’incontri, suscitando subito l’attenzione di un nugolo di pretendenti (quasi tutti interessati a saltarle addosso e sono le pagine più divertenti del libro). Tra finti gentleman e napoleoni , per la sua trasgressione di un giorno, la nostra protagonista sceglie Playmobil677, che abita vicino Strasburgo, fa l’antiquario e si propone di insegnarle a tirare con l’arco (?). L’incontro con Christian si rivela folgorante:  è bello, gentile, colto, premuroso e scopa benissimo. Dal momento in cui rientra a casa però per Bénédicte si spalanca l’inferno: il marito subodora il tradimento e non le lascia più tregua; prima insiste a morte per una confessione, poi la tortura chiedendole le stesse prestazioni sessuali riservate all’amante e nel frattempo le aizza contro la figlia e il figlio. Lo scrittore e la lettrice si perdono di vista, come spesso accade, poi lui, per sapere che fine abbia fatto rintraccia la sorella gemella che fa l’estetista e ha la lingua sciolta. La casa editrice Salani, che pubblica il romanzo nella traduzione di Riccardo Fedriga, punta molto su questa uscita che in Francia ha scalato le classifiche. Si sarebbe tentati di liquidare L’amore e le foreste come un’operazione commerciale (sesso tanto e visto dal punto di vista femminile; maltrattamenti domestici; evasione da sogno) ma, pur cadendo qua e là nella trappola del kitsch, Reinhardt affronta in modo incisivo il tema della sofferenza in famiglia e offre una versione aggiornata dell’intramontabile madame Bovary. 

domenica 27 settembre 2015

Sangue del mio sangue


affollato di fantasmi privati (il fratello morto, il paese di Bobbio, le zitelle, la strega, il rifiuto del presente e della sua volgarità) il film di Marco Bellocchio, Sangue del mio sangue getta pochi ponti allo spettatore, si arrocca in una serie di visioni e disquisizioni più o meno oscure. Nel Seicento un affascinante soldato viene a cercare vendetta in un convento. Suo fratello prete si è ucciso per il senso di colpa o per amore di una giovane monaca e non ha avuto degna sepoltura. Attorno alla monaca sospettata di essere strega c’è un clima morboso: ci si accanisce sul suo corpo e alla fine la si mura viva. Ai tempi nostri il convento-carcere in rovina ospita un conte vecchissimo che non vuole avere contatti con la moglie e con i concittadini parassiti. Bellocchio racconta la provincia italiana tra passato e presente, tra orrende superstizioni e aridissime preoccupazioni economiche. Si esce dal cinema disorientati.

i vantaggi del marito

due settimane fa ero andata a fare un giro in bici con Antonella. Bella giornata, bella pista ciclabile lungo il Tevere. L'unico problema era stato che, oltre a pedalare, volevamo chiacchierare, e avevamo suscitato l'ira dei ciclisti accaniti che minacciavano di travolgerci se procedevamo appaiate invece che in fila indiana. Oggi ho fatto la stessa pista con il marito. Problema risolto: siamo andati ognuno per conto suo, senza scambiare una parola e senza dar fastidio a nessuno.

sabato 26 settembre 2015

Il silenzio del lottatore


in Luccicanza, uno dei racconti della Solitudine del lottatore di Rossella Milone (minimum fax) una giovane donna si accorge di non poterne più del suo compagno, Leonardo. Lui va a vivere altrove, lei va a letto con altri, ma è piena di rimpianti e a volte, anche prima che l’uomo di passaggio se ne sia andato, chiama Leonardo e passa la notte al telefono con lui. La protagonista ha un rapporto cameratesco con il pescivendolo del pianterreno, spesso beve una birra con lui, qualche volta si scambiano confidenze. Il pescivendolo ha una moglie con il cancro al seno che non si vuole curare. Il gioco di specchi tra le coppie appare chiaro al lettore: ci sono due che non riescono ad amarsi e due che si amano e devono affrontare una minaccia concreta; per tutti la difficoltà principale è quella di fare i conti con la realtà (c’è anche Gaetano, il cane disperato per la fine dell’unione tra i suoi padroni ed è un gran bel personaggio). Altre volte questo gioco funziona meno, come nel primo racconto, Operazione Avalanche: una bambina accompagna una vecchia signora con l’Alzheimer in una casa di cura e facendolo sente sfuggire la sua innocenza, come era capitato alla signora da ragazza vedendo la madre tra le braccia di un americano (è il flash back qui a non convincermi). Ne Il peso del mondo due amiche adolescenti passano una notte in spiaggia che divide i loro destini: che la timida Marianna perda la verginità in modo brutale ci sta, ma forse bisognava dire meno e lasciar intuire di più. Resta l’interesse per la galleria di personaggi femminili presentata dalla Milone: ragazze toste che si muovono nella Napoli di oggi decise a trovare se stesse senza mai negarsi qualcosa (più fragili i maschi alla caccia di sicurezze).

venerdì 25 settembre 2015

modi di lavorare

in rai c'è chi lavora per passione (e sbaglia, gli altri se ne accorgono e ti sfruttano), chi lavora nella speranza di far carriera (e sbaglia, da noi la carriera passa per tutte altre vie) e chi lavora tanto per. Come vivono bene i tanto per.

giovedì 24 settembre 2015

con Azar Nafisi

naso gonfio o no con Azar Nafisi ci avrei passato ben più della mezz'oretta concessa alla mia doppia intervista sul suo libro e su Mark Twain. Mi ha colpito la sua aria giovane, il suo sorriso trascinante e il modo in cui si entusiasma parlando di letteratura: tutte cose largamente desumibili leggendola, ma comunque belle da incontrare. Eravamo sulla terrazza dell'Hotel Locarno. Parlando con lei mi sono distratta dal mio infortunio e solo quando Benedetta dell'Adelphi ci ha scattato una foto ho pensato alla mia faccia da pugile suonato e mi sono di nuovo sentita tutta rotta. Faccio abbastanza paura.

l'incidente domestico

al momento di andare a dormire entro nella mia stanza, dove erano stati la figlia e Paolo a guardar la partita. Mi infilo la camicia da notte e procedo spedita verso il bagno, al buio. Prendo una botta incredibile in faccia: hanno chiuso la porta a vetri che noi teniamo sempre aperta. Mi sento tutta rintronata e il naso comincia a gonfiarsi e a diventare di un brutto colore tra il melanzana e il nero. Ho dormito. Ora esco. Un'altra giornata complicata. Spero di non afflosciarmi davanti ad Azar Nafisi.

martedì 22 settembre 2015

girando per Roma

alle nove ero d'accordo per andare con Laura al gasometro per le riprese della puntata su John Fante con Francesco Durante; alle sette e mezza ero puntuale in palestra per la prima lezione di ginnastica della mattina. Il gazometro oggi era inondato di sole: bene per le riprese, un po' meno per noi che siamo state lì a cuocerci fino a mezzogiorno inoltrato. (Però bravo Durante e molto disponibile e cortese.) Ho avuto il tempo per mangiare un boccone a casa con la figlia e mi sono rimessa in macchina verso la Dear. Ho trascritto l'intervento di Giancarlo De Cataldo su Fante e sono scappata alla casa Argentina di via Veneto dove mi aspettava Marcelo Figueras, per un'intervista di tutto riposo (avevo la traduttrice del libro a farmi da interprete e Carlo come videomaker, due cose che per lo più mi sogno di questi tempi). Ora me ne sto un'oretta gambe all'aria e poi esco di nuovo per la cena con le amiche. Forse stamattina la palestra me la potevo risparmiare.

lunedì 21 settembre 2015

Snapper Rocks


in Australia ora c’è l’intervallo tra trimestri e il figlio ha approfittato della libertà dalla scuola per organizzarsi una tre giorni di surf selvaggio. Laconico come suo solito, mi ha scritto che è a Snapper Rocks, che si sveglia alle quattro e mezza di mattina per andare a prendere le onde, ma che finora queste sono state abbastanza deludenti. La mamma ansiosa, che poi sarei io, va su wikipedia a cercare Snapper Rocks e apprende le seguenti cose: si trova nella parte di nord in un posto chiamato (e il nome è tutto un programma) Point Danger; che è famoso per avere le onde più lunghe e più alte al mondo; che nei giorni buoni ci sono più di cinquecento surfisti nella stessa baia. È un po’ come quando uno deve essere operato e va su Internet a leggere le conseguenze dell’operazione, o prende una medicina e s’informa sui suoi effetti collaterali. Molto meglio non sapere.

domenica 20 settembre 2015

Quello che hai amato


dopo aver scritto un romanzo autobiografico Violetta Bellocchio ha fondato una rivista on line che ospita solo racconti di donne; poi ha lanciato l’idea di una raccolta di storie vere al femminile: si intitola Quello che hai amato, la pubblica Utet. Undici narrazioni accomunate dalla capacità di raccontare aspetti tragici della propria esistenza (gli amori felici, si sa, interessano poco) attraverso il filtro dell’ironia (caratteristica che ultimamente nei maschi che scrivono latita parecchio, come si prendono sul serio i nostri scrittori). Apre Nadia Terranova con una bellissima rievocazione di una Panda bianca: la macchina che consente a sua madre e lei (“vedova e orfana”) di riappropriarsi delle loro vite dopo il lutto; segue lo stralunato resoconto di Mari Accardi di una vacanza-lavoro in Irlanda caratterizzata da bolle, eccessi di fame, attacchi di gelosia da parte della mamma del bimbo accudito. I luoghi sono oggetto d’amore o sostituto dell’amore nei racconti di Claudia Durastanti (New York) e Raffaella Ferré (Napoli); Bari è per Giuliana Altamura il legame con Sonia, l’amica che ha dissipato il suo fascino e si è autodistrutta. Gioia e Fosco, il racconto di Flavia Gasperetti mette in scena un compagno depresso e la fatica della donna che prova a stargli accanto: di nuovo un tema serio, ma detto con parole leggere. Curioso che Violetta Bellocchio abbia scelto di raccontare non una passione, ma una paura, quella del ladro, dell’intrusione. La breve introduzione alla raccolta si chiude così, cito e sottoscrivo. “Scrivere in prima persona è comunque una forma di liberazione. Non sono gli altri a parlare di te: sei tu a raccontare te stessa, qui e ora, in base a quello che hai fatto, ricevuto e assorbito. Sei tu a decidere che cosa è importante sapere sul tuo conto.”