domenica 6 settembre 2015

Adua


nel romanzo Adua, appena uscito da Giunti, Igiaba Scego, racconta una storia a due voci: quella di Adua e di suo padre Zoppe. Quest’ultimo, venuto dalla Somalia a lavorare come interprete a Roma sotto il fascismo, subisce un’involuzione: da ragazzo idealista e pieno di entusiasmo diventa, dopo aver tradito la sua gente per tornare in patria, un uomo spietato. Il destino di Adua, anni dopo, non è molto migliore: lei in Italia sognava una carriera nel cinema, mentre ha subito terribili umiliazioni, finendo per interpretare solo un film pornografico. Appare chiara la volontà dell’autrice di illustrare, attraverso questi due sfortunati personaggi, i rapporti tra Italia e Somalia. Senza nulla togliere alle storie di ieri, la parte più convincente e innovativa del libro mi è parsa quella dedicata alla storia tra Adua e Ahmed, ambientata nella caotica Roma di oggi. Lui la chiama Vecchia Lira, lei lo chiama Titanic: lei è una donna anziana che nessuno degna più di uno sguardo, lui un giovane immigrato privo di tutto. Si sposano per offrirsi un temporaneo reciproco conforto (sanno entrambi che non durerà). Uno spunto narrativo che meritava forse un maggiore sviluppo.

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