martedì 29 settembre 2015

Inside Out


un capolavoro, un film innovativo, rivoluzionario: con queste aspettative, alimentate da una serie di articoli sui giornali sono andata a vedere Inside Out, l’ultima uscita della Pixar (che nel passato ha sfornato meraviglie come Toy Story o A Bug’s Life). La trovata di dar corpo alle emozioni primarie di una bambina (gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura), facendole impersonare da una serie di personaggi è bella, ma non regge tutta la durata del film: a me interessavano molto di più le avventure di Riley alle prese con il trasloco dei suoi a San Francisco che quelle della smancerosa Gioia e della noiosissima Tristezza perse in un paesaggio pieno di biglie colorate (anche visivamente il film mi è parso meno bello di quelli che andavo a vedere quando i miei figli erano piccoli). Qualche momento divertente c’è: quando la madre cerca di attirare a tavola l’attenzione del padre, lui pensa a tutt’altro e lei rimpiange l’aviatore che non ha sposato; quando si vede l’aspirapolvere che fa piazza pulita di certi ricordi troppo lontani nel tempo; quando Gioia e Tristezza capitano nel settore Sogni e interrompono le riprese dando via a una sceneggiatura senza capo né coda. Ma la famiglia di Riley è la quintessenza della banalità e anche i dialoghi tra le incarnazioni dei sentimenti della ragazzina non brillano per originalità. Se il film avesse avuto il brio dei titoli di coda in cui appaiono i sentimenti di tutti, anche di cani e gatti, allora sì che sarebbe stato un bel film invece che un’operina didascalica e a tratti noiosa.

Nessun commento: